Diario di una partita

L’ultima partita, quella disputata contro la Roma, è stata una delle tante partite deludenti di quest’anno, eppure c’è chi l’ha vissuta diversamente, ad esempio io.
Per me che vengo da lontano, assistere ad una partita a San Siro è un evento più unico che raro, vista la grande distanza che ci divide, per cui quella partita, nonostante il risultato, fu speciale per me.

Forse gli interisti milanesi poco possono capire cosa si prova nel vivere a chilometri di distanza e di conseguenza dover rinunciare a quasi tutte le partite a San Siro, ma per chi “soffre” la distanza è un grande sacrificio e di conseguenza una grande emozione varcare le soglie della “scala del calcio”.
Arrivo a San Siro con grande anticipo, per godermi lo spettacolo anche all’esterno, per respirare “l’interismo” anche al di fuori. Sono migliaia le persone che accorrevano, grande segnale, visto il momento di crisi generale e visto che la gara era di Tim Cup e anche infrasettimanale. Dopo le attese di rito entro nel primo anello: impatto visivo mozzafiato: le tribune si stanno riempendo, c’è la sala stampa piena (dove spero un giorno di accedere), ma ciò che mi toglie il fiato è il campo che ho davanti, un semplice terreno su cui era stata costruita la storia della nostra squadra, dei nostri colori. A pochi minuti dall’inizio lo stadio è quasi pieno, era stato preannunciato uno “sciopero del tifo” da parte dei ragazzi della Curva Nord, ma il tutto vienee smentito in pochi secondi: i cori non mancano e il sostegno alla squadra è massimo. Entrano le squadre in campo e si aprono le danze.
Srotolati i primi striscioni (anche polemici) e partiti i primi cori, tutto cala in uno stato di tensione, misto a speranza riposta solo ed esclusivamente in quei colori. Io soffro una “strana sindrome”, che forse accomuna un po’ tutti, sono in uno stato di perenne ansia ed agitazione, al punto che certe volte non riesco a “godere” l’attimo.
Il primo gol è di… Jonathan!? Ironia della sorte,siamo per il momento qualificati grazie al gol del giocatore più fischiato e meno apprezzato negli ultimi anni. Lo stadio si unisce in un’esplosione di gioia, c’era davvero speranza, eppure… Finisce il primo tempo, sappiamo che saranno molto difficili da sostenere i prossimi 45 minuti, ma abbiamoo il dovere di esserci e sostenerli. Purtroppo però non ci va per niente bene. I gol della Roma non tardano ad arrivare. In panchina vedo uno Strama che ci aveva creduto, fino al raddoppio della Roma, quando poi si è lasciato andare ad un gesto di stizza ed esasperazione (pugno sulla panca). Calò il silenzio sul 3 a 1, in tantissimi abbandonarono lo stadio, ormai il verdetto è abbastanza chiaro, ma la Nord e tanti altri erano ancora lì a sostenerli, fino al triplice fischio dell’arbitro.

Il risultato mi ha amareggiato molto, eppure esserci, aver avuto la possibilità di sostenerli, di condividere con loro la più vasta gamma di emozioni in soli 90 minuti è stato fantastico per me.
Ho assistito ad una grande lezione di tifo e di calcio, la difesa balla ancora, ma provare a raggiungere il pareggio a risultato già compromesso ha avuto un grande significato, e in molti l’hanno capito, me compresa.

Cara Inter, che dirti?
Non ho assistito ad una delle tue gare migliori, anzi forse una delle peggiori, ma non importa. Un risultato diverso sarebbe stato gradito, ma esserci, nonostante tutto, è stato ciò che più contava per me in quel momento, senza ombra di dubbio.