Diamo i numeri di Lazio-Inter: Un tiro in porta, il ritorno del Principe e tutto il resto è noia

Sembrava impossibile, ed invece l’Inter riesce a giocare peggio di come aveva nel Derby. I nerazzurri perdono a Roma contro la Lazio, proprio come l’anno scorso, con lo stesso risultato dello stesso marcatore – Miroslav Klose – che se ne sta al bar per tutta la partita ma poi tira fuori il guizzo del campione. Diamo i numeri della gara: da ZERO a DIECI.

ZERO le volte che Candreva salta Juan Jesus. Il brasiliano è ruvido nei contrasti e spesso pecca di leggerezza, ma ogni volta che l’avversario lo punta esce sconfitto dal duello. Zero sono ancora i rigori a favore della squadra nerazzurra, che anche a Roma può recriminare – senza cercare alibi – al 19′ quando su un corner da sinistra Dias trattiene Rolando in area, mentre Biava fa altrettanto con Guarin, ma per Damato e Celi nulla di irregolare.

UNO il cartellino timbrato da Handanovic con la Lazio. Era il lontano 2006, Samir già di proprietà dell’Udinese arriva alla società biancolceleste a gennaio, in prestito, dopo aver passato la prima parte della stagione sulla panchina del Treviso. Gioca una sola partita contro il Parma il 14 Marzo senza subire reti. Uno è anche il tiro in porta dell’Inter, colpo di testa di Nagatomo, e nulla più.

DUE volte in due anni. Miroslav Klose condanna l’Inter, così come un anno fa, nel finale. Deja vù.

TRE falli di Dias, un solo cartellino. Pare che la legge non sia uguale per tutti, se ne è accorto Guarín, che ha visto il difensore brasiliano graziato due volte, la prima per averlo atterrato Rolando in area, e la seconda per avergli rifilato un calcione al fianco. Mentre il Guaro – diffidato – si è beccato un giallo per un fallo inesistente sul simulatore Lulic. Figli e figliastri.

QUATTRO passi con Ranocchia. Ieri appena sveglio, scende in campo e passeggia per il prato dell’Olimpico. Klose si avvia 10 minuti prima a raccogliere il cross di Candreva.

CINQUE a Mazzarri. Perché mi sento buono. Stesso modulo, stessi cambi. Rende facile la preparazione della partita al tecnico avversario. Sotto psicofarmaci preferisce Kuzmanovic a Kovacic, e probabilmente non gli spiega che ruolo ricoprire.

SEIcentotre giorni dopo. Reja torna sulla panchina della Lazio, e con un solo giorno di preparazione porta a casa i primi tre punti disponibili del 2014.

SETTE minuti al fischio finale. Mazzarri sotto di un gol opera l’ultima sostituzione: Zanetti al posto di Ranocchia. Ormai la partita è compromessa, a cosa serviva passare alla difesa a quattro? Quale equilibrio si doveva mantenere? Non era forse più utile, inserire Icardi e passare ad un 3-4-3 puro? Non lo sapremo mai.

OTTO punti. Sono quelli che separano l’Inter dal terzo posto, un obiettivo che forse non è più plausibile. Ma forse sarebbe meglio non pensarci più, tra sette giorni c’è il Chievo a San Siro, forse è meglio pensare partita per partita.

NOVE minuti alla fine. Quando Klose, non pervenuto fino a quel momento brucia Ranocchia e stende l’Inter.

DIECI minuti della ripresa. Quando Milito comincia a scaldarsi. Il boato dei tifosi, lo accompagna in quei minuti che lo separano dal suo ritorno in campo, tre mesi dopo l’infortunio patito in allenamento. Il quell’applauso c’era tutta la speranza che Diego, come ha già fatto in passato si rimetta sulla testa la corona. Bentornato Principe.