Da Moratti a Thohir, Mourinho non cambia idea: “Ritornerò all’Inter”

Una promessa fatta a Moratti che resta ancora valida oggi che il presidente dell’Inter è Erick Thohir. E’ quella di Josè Mourinho che continua a vedere un suo futuro in nerazzurro. “Un giorno – ha dichiarato il tecnico del Chelsea in un’intervista alla rivista inglese FourFourTwo di cui FcInterNews.it ha riportato un’anticipazione – tornerò all’Inter”. E poi sulla squadra che vinse tutto nel 2010: “Un grande team dominante, costruito per vincere”.

Una lunga confessione quella dello Special One: “Devi avere un po’ di tutto per essere un grande allenatore” ha continuato Mourinho. “Se sei un grande allenatore, ma non riesci a creare empatia coi tuoi giocatori, non sei in grado di fare niente. Se non sai allenare ma hai un metodo chiaro per aiutare i giocatori a migliorare, anche in quel caso non combini nulla. Puoi circondarti di assistenti con esperienza e conoscenza, ma se non sai gestirli e controllarli sono guai. Un top manager deve avere un po’ di tutto, come i calciatori anche loro devono avere un dono, qualcosa che sia innato, ma io non cerco di scoprire quale sia il mio”.

Orgoglioso e convinto di sè. Anche nel rivendicare la “grandezza” della sua esperienza al Real Madrid: “Io sono il miglior allenatore della storia del Real Madrid, il più grande club del mondo. Ho fatto 100 punti con 121 gol, campioni contro il miglior Barcellona che si sia mai visto. Io sono l’unico, la gente può guardare alla mia storia come le pare, ma io preferisco farlo in un altro modo. Ho vinto il Campionato dei Record, questo è il mio posto nella storia del Real”.

In conclusione, Mourinho spiega in maniera dettagliata i suoi prossimi obiettivi: “Ho fatto tutto quello che volevo, ho vinto le competizioni che volevo vincere, sono stato in Paesi che ero curioso di conoscere. Sono ancora ambizioso, ma in maniera diversa: non ho nuovi campionati da conquistare, per questo ora voglio ripetere il passato. Ognuno dei campionati dove ho lavorato è diverso dagli altri; la cultura del calcio è diversa, media e tifosi sono diversi. Uno non perde la propria metodologia ma impara ad adattarla a situazioni differenti.Questo aiuta a crescere. L’esperienza è importante: un conto è giocare in Premier, un altro in Liga, un altro gareggiare per lo scudetto. Ogni cosa è diversa, la mentalità delle altre squadre, l’approccio tattico. E devi adattarti. Quando ti sposti da un Paese all’altro, è una storia completamente diversa: devi analizzare gli avversari, la mentalità dei giocatori. Non puoi sempre giocare nel modo in cui ti piace, ma col migliore sistema per i tuoi giocatori e la tua squadra, in modo da provare a vincere grandi sfide. Si tratta di una grande esperienza. Poi, per quanto mi riguarda, quando realizzi di avere il pieno controllo puoi anche andare via. Per questo ho lasciato l’Italia dopo due anni e la Spagna dopo tre”.

Fonte: Sport Mediaset