Conte: “La Serie A è un campionato che allena alla spocchia ed al piagnisteo…”

‘Il campionato italiano non è abbastanza competitivo, dunque non è allenante”, con questo commento Fabio Capello, attuale Ct della Russia ed ex allanatore anche della Juventus, ha provato a spiegare il perchè la Vecchia Signora spopoli in Serie A ma fallisca l’appuntamento con la Champions League, dove in questa stagione è stata eliminata dopo la fase a gironi.

Nulla di trascendentale in quanto asserito da Don Fabio, che aveva anche definito come ”un errore” il lunedi’ di castigo imposto da Antonio Conte, tecnico bianconero, ai suoi calciatori dopo la rimonta subita in extremis al Bentegodi contro il Verona domenica scorsa.

Ciò che, invece, ha destato scalpore, è la replica – fra il piccato ed il velenoso – che Conte ha riservato a Capello dopo vittoria dei bianconeri ieri contro il Chievo. L’ex centrocampista, si sa, vive le partite con un pathos ed un trasporto forse oltre i limiti, ed anche i dopo gara spesso sono teatro di uscite felici ed infelici, dipende dai punti di vista, fatte dallo stesso ai microfoni di turno.

Ma ascoltare parole di Conte che ridimensionano la Juventus capelliana ”vinse due scudetti ma a livello di gioco non fu memorabile. Ricordo la Juventus di Lippi, quella di Trapattoni. A quella di Capello ricordo solo che ha vinto due scudetti, poi revocati”, fa davvero riflettere, sul personaggio e sul contesto in cui si muove.

Ovviamente, è proprio il riferimento alla revoca dei due scudetti vinti in quegli anni, revocati per gli ormai noti fattacci di Calciopoli, a rendere le parole di Conte una coltellata alla sua società ed a tutti i tifosi bianconeri, che lo venerano come un oracolo.

Inutile sottolineare che la Juventus stia combattendo, fra le aule di tribunale e le posizioni ufficiali, una dura battaglia per il riconoscimento ufficiale – ma anche implicito –  di quanto crede di aver vinto sul campo e meritatamente, come è inutile sottolineare che ci si attenda una reazione, una replica, una presa di posizione dalla stessa società torinese dopo le parole del suo mister.

Forse Conte ha finalmente esternato tutto il suo astio, noto, verso Capello (la cosa pare reciproca), ma ha usato il termine di paragone sbagliato, andando a creare imbarazzo li dove gli juventini dovrebbero essere più coesi che mai: il riconoscimento della loro storia.

Che a Capello piaccia ingerire nei fatti altrui, è cosa nota, ma è anche vero che Conte avrebbe potuto replicare con più eleganza, slegando le critiche e/o le frecciate verso il suo illustre collega dalla storia della Juventus, anche se poi ha provato a ritrattare ed a ridimensionare (forse costretto dal club?) le sue dichiarazioni a frittata già cotta e mangiata.

Chi ha la possibilità, come l’allenatore bianconero, di giocare con la intera difesa della Nazionale italiana e con uno dei centrocampo più forti del Mondo (non siamo solo noi a dirlo) dovrebbe essere capace di evitare le bucce di banana, dribblando le zolle di erba più insidiose.

Tornando alle parole di Capello sulla qualità del nostro campionato, troppo sbilanciato in favore di una Juventus fortissima, capace di investire nella stagione in cui le sue avversarie hanno ceduto i loro pezzi migliori pur rimpiazzandoli al meglio, viene spontaneo un pensiero.

La facilità, meritata, con cui la Juventus riesce a primeggiare in Serie A, non allena – secondo Capello – la formazione bianconera a condurre una Champions da primato, la abitua alla vittoria facile e all’avversario (quasi) mai superiore.

Ma, verosimilmente, il nostro campionato abitua anche i suoi vincenti interpreti alla spocchia ed alla presunzione, qualità che dopo le sconfitte in Europa si tramutano velocemente in piagnisteo e critica al sistema in cui si stravince.

La Serie A allena, questo si, i cervelli di chi vince o vincerà facilmente (anche se con numerosi record ”storici”) ad essere – solo – profeta in patria, leone nella savana, squalo in un bacino.

Allena i protagonisti del nostro calcio a restare provinciali, e la mentalità di Antonio Conte lo è, con buona pace del non essere stato ancora capace, anche per via dell’anagrafe, di vincere anche solo una parte di quanto ha già vinto da anni chi si va a criticare.

Il calcio consente la megalomania, di esempi ce ne eccome, ma solo a chi è vincente all’inverosimile. E Conte, per esserlo, ha ancora da attendere un pò.

Fonte: europacalcio.it