CONI: “Basta tessera del tifoso, ha fatto il suo tempo. Ci vuole rigore come in Inghilterra”

Giovanni Malagò, presidente del CONI, dice la sua sulla questione tessera del tifoso e disordini nel calcio italiano: “Bisogna agire con rigore inflessibile, come in Inghilterra”.

A qualcuno venne la grande idea per risolvere tutti i problemi del calcio italiano. Una scheda? Una tessera. La tessera del tifoso. Voluta a tutti i costi a livello politico dopo i disordini e le tragedie dentro e fuori gli stadi italiani, tale strumento non si è affatto rivelata utile a lungo andare.

C’è la necessità di rinnovare uno strumento introdotto in un momento difficile per lo sport italiano, rendendolo più attuale o semplicemente di eliminarlo e pensare a soluzioni che possano seriamente aiutare un calcio italiano sempre più lontano a livello organizzativo, dai campionati d’elite.

“Gli ultimi episodi, come Salernitana-Nocerina, ci devono far riflettere, perché se è vero che alla vigilia c’erano state avvisaglie di potenziali ostilità tra le due tifoserie, vietare lo stadio anche ai possessori della tessera del tifoso significa inevitabilmente far sorgere domande lecite sulla valenza della restrizione per debellare il fenomeno”.

Parola di Giovanni Malagò, presidente del CONI: “Bisogna agire nelle leggi ordinarie, con rigore inflessibile come quello adottato contro gli hooligans in Inghilterra, e sotto il profilo della giustizia sportiva, prendendo provvedimenti contro quelle società che intrattengono rapporti con le frange estreme delle tifoserie”.

A ‘Polizia Moderna’, mensile della Polizia di Stato, il numero uno dello sport italiano non promuove affatto la tessera attuale: “Non è possibile accettare che per colpa di poche persone ci sia una forte penalizzazione, in termini di complessità procedurali e burocratiche, a danno di un’intera comunità. La tessera del tifoso credo abbia fatto il suo tempo”.

Occorre rivisitare completamente i rapporti tra il calcio e i tifosi, ma la burocrazia elefantiaca italiana blocca il tutto: “Servono stadi nuovi e regole nuove. Le forze dell’ordine devono essere in condizione di agire nell’immediato, dentro lo stesso impianto, come avviene appunto in Inghilterra”.

Con le nuove strutture cambierebbe tutto, attraverso un sistema avanzato di controllo tecnologico: “Si possono identificare gli autori di atti violenti, che vengono poi trasferiti in un luogo all’interno dello stadio dove vengono trattenuti in attesa del processo per direttissima, che si celebra entro 2 giorni dall’accaduto”.

In caso di conferma delle accuse scatta la condanna per due anni: “Con l’automatico divieto di accesso agli impianti e la perdita del posto di lavoro. Credo che questa possa rappresentare un’ipotesi da approfondire, evitando di generalizzare penalizzando solo i veri appassionati”. Accadrà mai? Per ora il calcio italiano affonda.

Fonte: goal.com