Comune di Milano, spunta la norma anti-Milan

La palla oggi sarà nelle mani del sindaco. Toccherà a Giuliano Pisapia trovare una via d’uscita e allontanare il timore di una rivolta di mezza città, quella di fede rossonera. Il popolo milanista rischia infatti di non poter più affollare gli spalti di San Siro. E non per il progetto di una nuova «casa» nei terreni del post Expo. Ma per il nuovo «Codice etico dello Sport» su cui lavorano a Palazzo Marino e per il «presidentissimo» rossonero Silvio Berlusconi.  Il codice etico che regolerà le società sportive che gestiscono impianti comunali è il motivo di agitazione e del susseguirsi di incontri. Il documento rischia di mettere all’angolo il Cavaliere (o di escludere il Milan dal Meazza).

Per due motivi: la condanna nel processo per i diritti tv Mediaset e l’interdizione dai pubblici uffici. Il testo, che nasce per evitare le infiltrazioni criminali e per valorizzare gli aspetti sociali dello sport, si è arenato. Come gestire il «caso Berlusconi»? I paletti fissati lo tagliano fuori e le alternative sul tavolo non lo «salvano». Il fatto è che chi non rispetterà i punti del codice non potrà avere rapporti con l’amministrazione. E quindi gestire gli impianti comunali. Nel caso della società milanista vorrebbe dire «sfratto» dallo stadio di San Siro.  Tra i vari requisiti richiesti ad associazioni e società sportive spiccano i motivi di ineleggibilità alle cariche con funzioni direttive o di controllo. Sul tavolo ci sono due proposte. Una più severa dell’altra.

La prima, che richiama la legge 267 del 2000 del Testo unico degli enti locali, esclude chi ha una condanna definitiva superiore ai due anni (sono quattro anni nel caso di Berlusconi). La seconda allarga lo spettro a chi ha riportato in generale condanne, anche di primo grado, e a chi è stato interdetto dai pubblici uffici.  I promotori del documento sono David Gentili, presidente pd della commissione Antimafia, e Anna De Censi, presidente della commissione Sport (anche lei del Pd). Al loro fianco stanno collaborando Transparency International e Avviso Pubblico. Ma anche Guido Pisapia, fratello (sempre avvocato) del sindaco.  Ora la soluzione va trovata alla svelta. L’obiettivo è infatti di presentare il codice etico in una seduta congiunta delle due commissioni il 13 febbraio. Nel frattempo si continuano a studiare nuove strade.  Un’ipotesi è quella di non renderlo obbligatorio, ma di lasciare alle società la possibilità di non applicarlo. Magari con l’obbligo però di motivarlo con un atto formale. Si prova anche ad approfondire se quella dicitura che appare sul sito rossonero – «presidente» sì, ma «onorario» – possa smarcare il Cavaliere dalle strette maglie del provvedimento. Senza inimicarsi mezza città e senza dover ricorrere alla marcia indietro.

Fonte: Corriere della Sera