Colpevole d’innocenza

Nella giornata di ieri, la Corte di Appello del Tribunale di Napoli ha condannato Antonio Giraudo a un anno e otto mesi  di reclusione con la condizionale, per associazione a delinquere e frode sportiva. Potrei fermarmi qui, quando nella stessa frase ci sono parole come “condannato”, “reclusione” e “associazione a delinquere” non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Invece no, Antonio Giraudo è innocente. Lo dicono i suoi avvocati difensori, quelli sono pagati per dirlo, e lo dicono anche i tifosi della Juventus, si, quelli che vaneggiano i trenta scudetti. È innocente perché la pena di tre anni di reclusione inflittagli in primo grado, è stata ridotta ad un anno e otto mesi, però, l’art. 438 del codice di procedura penale, che regola il rito abbreviato (quello con cui è giudicato l’imputato Giraudo), consente la risoluzione in tempi brevi del processo, al termine del quale il giudice pronuncia la sentenza che può essere di proscioglimento o di condanna, nel qual caso la pena, è diminuita di un terzo. È innocente perché sono cadute le accuse di frode sportiva sulle partite Udinese – Brescia e Roma – Juventus, perché a quanto si legge dalle motivazioni: non c’è evidenza di reato. Però la frode sportiva c’è stata in Juventus – Udinese del campionato 2004/2005. È innocente, perché i giudici, hanno confermato che Giraudo faceva parte di un’associazione a delinquere, ma non ne era il capo. Potrei ipotizzare il nome del capo, ma preferisco aspettare il secondo grado dell’altro filone di calciopoli, dove sono imputati quelli che non hanno scelto il rito abbreviato, tra questi c’è Luciano Moggi.

Giuseppe Sorvillo