Ciao Pupi

ZanettiInutile girarci troppo attorno, questa non sarà di certo una giornata felice per gli interisti.

Mi risulta molto difficile scrivere un articolo sull’addio al calcio di Javier Zanetti, colui che è stato il mio punto di riferimento da quando ero bambina. E’ arrivato quando a stento sapevo camminare e magari balbettavo ancora un po’ e adesso eccomi qui, dopo diciannove anni  a scrivere di lui. Non posso che esserne onorata, ma anche profondamente avvilita e incapace di prepararmi psicologicamente al suo addio.

Stasera si chiude un’epoca che ha coinvolto quasi due decadi. Parlare di te, Zanetti, è come parlare dell’Inter degli ultimi vent’anni. Sei arrivato da semisconosciuto, uno degli azzardi del Presidente Moratti, che contro il parere di tutti scommise su di te. Hai conquistato l’Inter in pochissimo  tempo, l’Inter ti è entrata dentro, ne sei diventato l’emblema. Sei stato da sempre uno degli esempi più belli del calcio, riconosciuto e apprezzato anche dai tifosi avversari, un esempio di lealtà, correttezza, solidarietà e soprattutto serietà in campo. Mai una parola fuori posto, mai un gesto scomposto, mai un motivo per criticarti.

Sei stato l’IronMan dell’Inter, le tue cavalcate per tutto il campo, la tua tenacia, la tua grinta, i tuoi discorsi alla squadra, per aiutare l’allenatore di turno e che ti hanno permesso anche il raggiungimento dei più grandi obiettivi, hanno scandito la tua carriera. Mi sembra quasi irreale scrivere del tuo ritiro. L’hai annunciato ad un giornale del tuo paese e anche se era nell’aria da un po’, è stata una bella botta, di quelle difficili da accettare. Sapevamo che prima o poi sarebbe arrivato il momento, ma come vedi, restiamo ancora come bambini impreparati davanti a un evento più grande di noi.

L’hai scritto anche nel tuo libro, pensando all’ultima di Cordoba al Meazza, a come sarebbe stato il tuo ritiro. La tua ultima punizione, l’ultimo fallo fatto o subito, l’ultima rimessa, l’ultimo triplice fischio… E poi? E’ il futuro quello che più ci spaventa, ma il tuo per fortuna è assicurato, sempre all’Inter, come è giusto che sia. Ci mancherà però tremendamente vederti in campo, con la squadra, sempre col sorriso stampato sul volto, quello che ti ha sempre contraddistinto da quando sei entrato a far parte di questa fantastica famiglia. Ci sei sempre stato, sei IL CAPITANO per eccellenza, l’uomo migliore da cui l’Inter potesse sperare di essere rappresentata.

Meazza, Facchetti e adesso tu Javier. Le generazioni di nerazzurri che si sono susseguite hanno sempre avuto un idolo, un’icona, una bandiera, ma prima di tutto un uomo a cui far riferimento quando si parlava di Inter. Ti ho visto negli anni correre, piangere e poi impazzire di gioia per questi colori e noi con te. Non mi stancherò mai di dirlo che sei stato una costante per me, così come per tanti altri, un punto di riferimento, l’ancora di salvezza quando tutto andava a rotoli, l’uomo, prima che il giocatore, che ci ha messo la faccia, sempre. Ti hanno attaccato fin troppe volte. Ti hanno reputato il capo del clan argentino, (proprio tu con quel volto pulito che ti ritrovi) quasi senza cognizione di causa. Hanno sputato veleno contro di te, ma soprattutto contro questa maglia. Ti sei sempre rialzato, con la tua tipica eleganza. Adesso da dietro le quinte questo compito forse ti riuscirà anche meglio, fiancheggiato dal nuovo Presidente, che ha in serbo tanti nuovi progetti per te.

Di maggio ricordiamo tante date memorabili (il 5, il 16 e il 22) e adesso dovremo mestamente segnarne un’altra: il 10.05.2014. A differenza delle ultime tre è una di quelle che preferiresti non segnare mai sul calendario, ma gli anni passano. Sarebbe stato bello onorarti e festeggiarti con una posizione in classifica migliore, non è di certo uno di quegli addii che si sognano dopo tanti anni di onorata carriera. Ma il Meazza sarà pieno, soprattutto per te, per cantare ancora una volta: “Un CAPITANO! C’è solo un CAPITANO!”. Con questo coro a te dedicato voglio concludere il mio umilissimo tributo.

INFINITAMENTE GRAZIE JAVIER!

#JZ4EVER