Celtic, emozioni che ritornano

Nonostante siano passati ormai diversi decenni, I ricordi dei pochi ma importanti scontri tra Inter e Celtic riaffiorano nitidissimi nella mente e negli occhi di chi ha avuto la fortuna di viverli.

La prima cosa che si ricorda di questa squadra scozzese è la strana divisa che portava. Non solo per quelle strisce biancoverdi orizzontali, più usuali per una squadra di rugby che una di calcio. Ma soprattutto per la caratteristica più unica che rara di non avere i numeri sulla parte posteriore delle maglie, bensì sulla parte frontale sinistra dei calzoncini. Credo si siano guadagnati l’odio dei telecronisti, che dovevano faticare non poco a riconoscerli uno per uno.

Entrambi le volte che ce li trovammo di fronte fu per la Coppa dei Campioni, quella mitica coppa che la grande Inter di Helenio Herrera sollevò per un paio di volte.

La prima fu la finale del 1967, giocata a Lisbona, alla quale l’Inter arrivava favorita, e che pareva essere cominciata sotto una buona stella. Dopo pochi minuti dall’avvio Cappellini veniva atterrato in area, e Mazzola trasformava con precisione il rigore. Ma dopo aver tenuto bene il primo tempo, nella ripresa ci facevamo prima pareggiare da un gol di Gemmel, e poi superare da uno di Chalmers a soli sette minuti dalla fine. La Coppa se ne andava quindi per la prima volta in terra scozzese.

L’occasione di vendetta arrivava nella semifinale del 1972, con l’Inter guidata da Gianni Invernizzi L’incontro di andata si giocava a San Siro, pochi giorni dopo Pasqua, con i nerazzurri forse appesantiti dalla Colomba, che attaccavano ma senza mordente, mentre il Celtic si chiudeva e portava a casa il risultato desiderato. Uno 0-0 che ci faceva poco sperare per il ritorno a Glasgow.

Ritorno che tra l’altro dovevamo affrontare senza Boninsegna, la cui mancanza andava ad aggiungersi a quelle del portiere Vieri e del fantasista Corso, squalificati per un anno dopo le vicende poco simpatiche di Inter-Borussia. Un attacco quindi del tutto privo di punte vere, mentre in porta ci stava un giovanissimo Bordon. Di lui si erano già notate le qualità durante la trasferta col Borussia, quando fu soprannominato “Il muro di Berlino”. E contro il Celtic, sarebbe diventato anche “Muro di Glasgow”, resistendo colpo su colpo per novanta minuti agli attacchi avversari.

Anche un altro giovanissimo, quella sera, si guadagno’ gli elogi da parte di tutti. Si trattava di Oriali, che marcò un certo Johnstone, considerato il più pericoloso degli avversari.

Fini ancora a reti bianche, anche dopo i supplementari, e si arrivò ai titi dagli undici metri, che rappresentavano la nostra unica speranza.

Si parte, e per primo va a battere “baffo” Mazzola, che segna con la consueta abilità e freddezza. Per loro va Deans e….il tiro va alto!!! Siamo in vantaggio. Si presenta Facchetti, ma la rincorsa sembra lunga…oddio, dimmi che non va alto anche questo. Invece entra, appena sotto la traversa! Poi segnano tutti, per noi Frustalupi e Pellizzaro,e arriviamo al quinto e ultimo rigore, quello decisivo, se segnamo siamo in finale. Chi va a battere? Jair. Ma quando mai ha tirato un rigore? Sarà capace? E il nostro Jair non sbaglia, abbiamo vinto, siamo finale!!! Finale con la fortissima Ajax di Crujiff.

Fu quella l’ultima notte in cui gli interisti assaporarono la felicità di conquistare il passaporto per una finale di Coppa dei Campioni. Lì si concluse la favola della grande Inter, e forse in quel momento qualche indovino profetizzò che solo 38 anni dopo un uomo molto ma molto Speciale, venuto dal Portogallo, avrebbe riportato l’Inter a vincere questa coppa, che nel frattempo avrà già cambiato nome.

Tornando al Celtic, forse qualcuno avrà notato un piccolo particolare. Contro di loro non abbiamo mai segnato nemmeno un gol su azione. Che dite, sarà questa la volta buona?