Caduta fragorosa dopo il tris: manca qualcosa per il salto di qualità

Il volo è durato tre partite, poi la caduta fragorosa, più nel risultato che nel gioco, ma che in pratica mette la parola fine alle residue speranze di terzo posto e allontana anche i piazzamenti che valgono l’Europa meno prestigiosa. Ieri a San Siro è andata in scena una sfida tra una squadra che sta ancora studiando per diventare grande (l’Inter) e una (la Fiorentina) che ha trovato la cuadratura del cerchio e la fiducia derivante dal lungo filotto di gare senza conoscere sconfitta.

E’ vero che nell’assalto finale con la Viola in inferiorità numerica (prima in 10 e poi in 9) ci sarebbe anche potuto scappare il pareggio, ma se c’era una squadra che meritava i tre punti senza dubbio questa era la Fiorentina. Squadra solida, che gioca a memoria e che, nonostante le tante assenze (tra infortuni e scelte tecniche), non perde mai la propria identità, proponendo un calcio offensivo che è una delizia per gli occhi.

Una grande del nostro campionato, senza dubbio, che lotterà fino alla fine per il terzo posto (e magari qualcosa di più). Obiettivo ormai precluso, invece, a Guarin e compagni che sono incappati in una sconfitta contro una diretta concorrente e devono riporre nel cassetto i sogni di gloria. Il lavoro che attende Mancini è mastodontico, anche perché i nerazzurri in questa stagione non hanno ancora mai battuto una big.

Proprio a Firenze, all’andata, il punto più basso della gestione Mazzarri, con una squadra in completa balia dell’avversario per tutto il match. Una settimana dopo l’incrocio a San Siro con il Napoli: un 2-2 pirotecnico maturato negli ultimi 10′, un pareggio acciuffato in extremis grazie a un colpo di testa di Hernanes nel recupero.

Finita l’era Mazzarri, il Mancini atto II è cominciato con un doppio impegno da brividi: derby e Roma. Contro il Milan Obi ha recuperato lo svantaggio di Menez, mentre una settimana dopo, pur giocando a viso aperto, i nerazzurri sono caduti 4-2 all’Olimpico lottando con il coltello tra i denti.

L’ultimo match prima di Natale è stato quello del Meazza con la Lazio. Felipe Anderson si traveste da Cristiano Ronaldo e i capitolini vanno sul 2-0, poi la grande reazione dei padroni di casa che acciuffano il pareggio con Kovacic e Palacio. Nella calza della Befana, invece, il Mancio ha trovato un’ottima prestazione allo Juventus Stadium, ma ancora niente vittoria: Icardi risponde a Tevez nel secondo tempo, l’Inter sfiora il clamoroso colpaccio ma il finale è 1-1.

Il bilancio è così di tre sconfitte e quattro pareggi, chiaro segnale che a questa squadra manca ancora qualcosa per fare il salto di qualità per poter lottare con le prime della classe. Match di Firenze a parte, Ranocchia e compagni se la sono giocata con tutti, senza però tornare a casa con i tre punti in tasca. Un limite che è costato parecchio in termini di classifica.

Se poi ci aggiungiamo qualche scivolone incredibile (Parma e Torino in casa tanto per fare un paio di esempi), ecco che il nono posto attuale rispecchia in pieno quanto fatto sin qua. Troppo poco per meritarsi un posto al sole…

FONTEgoal.com