Brutta prova, anche Mazzarri sul banco degli imputati

Doveva essere una domenica di festa per il popolo nerazzurro accorso a San Siro per salutare la prima di Erick Thohir allo stadio. Erano state anche fatte “scomodare” 50 vecchie glorie per rendere più solenne il debutto del tycoon indonesiano, tra queste Sinisa Mihajlovic: il serbo è anche l’allenatore della Sampdoria che ha strappato con pieno merito un punto e dunque l’unico dei grandi ex a sorridere nel freddo pomeriggio milanese. Il più applaudito l’indimenticato Nicola Berti, uno che servirebbe come il pane in questa squadra.

E’ bastato un tiraccio del comprimario Renan, uno che il campo lo vede con il contagocce, per mettere a nudo i limiti dell’Inter di Mazzarri, brutta come solo lo era stata contro il Livorno.

E per fortuna che il tecnico toscano a inizio della scorsa settimana si era lasciato scappare che la sua squadra giocava il miglior calcio d’Italia. Speriamo che a Thohir non glielo abbiano tradotto. Per la prima volta in stagione, l’ex allenatore del Napoli sale sul banco degli imputati per rispondere di una prova a dir poco scialba, primo responsabile di una squadra che non tira quasi mai in porta e getta troppo spesso alle ortiche negli istanti finali la vittoria.

Gli ultimi minuti contro Sampdoria, Torino e Cagliari sono costati sei punti, che da qui a fine campionato rischiano di diventare pesanti come macigni per l’obiettivo piazzamento in Champions League. Giocando così, però, non c’è dubbio che il terzo posto rimane una mera chimera e nemmeno lo meriterebbe una rosa che, alibi delle pesanti assenze in avanti a parte, ha bisogno urgente di innesti di qualità a centrocampo.

Vero che a Mazzarri piace cambiare poco e che voltandosi in panchina non è che ci sia un granché, ma una squadra non può reggersi solo su Cambiasso e le giocate (poche a dire il vero) di Guarin e Alvarez. Taider è stato ancora una volta disastroso come a Bologna e anche Kovacic ha confermato un’involuzione davvero preoccupante: il ragazzo non riesce a trovare la giusta collocazione in campo e perde troppi palloni che scottano. Passi per Juan Jesus, il peggiore difensore brasiliano con la palla tra i piedi visto da queste parti, urge, dunque, sedersi a un tavolo per trovare un adeguato rinforzo a centrocampo, dove non può essere spostato il 40enne tuttofare Zanetti. A Thohir piace Nainggolan e allora che a gennaio si faccia l’offerta giusta, trovando qualche euro dalle cessioni dei vari Kuzmanovic, Mudingayi e Pereira. Il belga può essere l’uomo giusto per dare sostanza e qualità in mezzo al campo.

Prima della gara il nuovo presidente ha provato a caricare la squadra, invitandola a giocare con il cuore e sottolineando che il talento non basta. Peccato che ieri a San Siro non si siano visti né l’uno, né tantomeno l’altro. E comunque rimane inammissibile che dopo il goal del vantaggio (alla prima azione), la squadra abbia smesso di giocare lasciando l’iniziativa a una Sampdoria solo volenterosa. Con Palacio che si allargava alla ricerca di spazi, in area non c’era mai nessuno e per i difensori blucerchiati è stato davvero tutto troppo facile. E’ vero che Belfodil non è poi un granché, ma contro certi avversari giocare con due punte, no?

Anche la condizione fisica non è sembrata ottimale, soprattutto nella ripresa dove, oltre a banali errori in disimpegno (vero Juan Jesus?), i blucerchiati avevano più benzina e correvano di più di Zanetti e compagni. La solita discesa del capitano dopo un’ora di gioco ha scaldato le mani al pubblico infreddolito.

Subire un goal da Renan (primo centro in Serie A e seconda presenza stagionale) non è indice di grande fortuna, ma questa volta aggrapparsi alla “sfiga” diventa un alibi poco credibile. La Dea Bendata si era voltata dall’altra parte una settimana fa a Bologna, ma al Dall’Ara la squadra aveva creato tanto e giocato a tratti un buon calcio. E se la fortuna aiuta spesso gli audaci, ieri a San Siro i nerazzurri non se la sono proprio meritata.

Mercoledì a San Siro c’è la Coppa Italia, traguardo da non trascurare, anche perché è l’unico trofeo che obiettivamente si può sperare di alzare al cielo: il Trapani sembra la classica vittima sacrificale, ma rischia di essere una brutta buccia di banana se chi giocherà non lo farà con il cuore. Per dirla alla Thohir…

Fonte: goal.com