Bonolis: “Mancini ottimo, da tenere Kovacic e Icardi. Su Calciopoli…”

“Nell’ultima chiacchierata ci eravamo lasciati con la speranza di risentirci in tempi migliori. E invece non è cambiato niente”. Paolo Bonolis ha l’animo triste come tutti gli interisti: deluso per come si è sviluppata la stagione. Eppure l’analisi resta lucida, come di consueto. Ecco le sue parole rilasciate in esclusiva aFcInterNews.

Bonolis, si aspettava qualcosa in più dall’avvento di Mancini?
“Lo avevo già detto all’epoca: puoi chiamare anche lo chef migliore del mondo, ma se nel frigo hai solo la cicoria, quella puoi cucinare. Credo che Mancini stia facendo un ottimo lavoro, impostando una squadra offensiva anche per soddisfare il pubblico, ma gli interpreti sono quelli che sono. In campo vedo titolari che dovrebbero essere panchinari in un club come l’Inter. Giocatori che sbagliano troppo. Con la Samp la prestazione c’è stata, per carità, poi succede che gli altri segnino nell’unico tiro in porta: è il calcio”.

Cosa serve all’Inter per tornare a competere ad alti livelli?
“L’Inter ha la necessità di compattare la squadra con gente che sappia trattare il pallone. Nel calcio serve principalmente quello: avere tecnica. Mi auguro che Murillo sia un buon difensore e credo serva un ottimo terzino di fascia, uno che sappia cosa fare del pallone una volta arrivato sul fondo. Penso a Dani Alves, che non dovrebbe rinnovare col Barcellona. In mezzo al campo, Yaya Touré sarebbe l’ideale se davvero si riuscisse a prenderlo. E poi davanti prenderei un esterno offensivo: penso a Remy o a qualcuno del genere. Quattro acquisti che darebbero un assetto più nobile”.

Quindi ci sarebbero da risolvere soprattutto equivoci tecnici?
“Quando hai il possesso palla e schiacci gli avversari, ti ritrovi giocoforza a giocare in spazi stretti. Se diamo uno sguardo alla rosa attuale, l’Inter ha tutti giocatori di ripartenza. A parte Kovacic ed Hernanes, che però non giocano, ci sono Guarin e altri che non sanno fare la giocata negli spazi stretti. Ecco perché non succede niente pur avendo tanto possesso. D’altronde la squadra era impostata sulle idee tattiche di Mazzarri, quindi per i contropiede. Bene Brozovic, mi piace molto. Però lo stesso Shaqiri è un elemento per spazi larghi”.

Sulla graticola finisce Guarin…
“Guarin è un giocatore di corsa, di impeto, ma con i piedi ha grossi problemi di misura, sia nel passaggio che nel tiro in porta. Anche con la Samp e col Wolfsburg ci sono stati errori evidenti da parte sua. Non possiamo esaltarci se azzecca un assist su otto: è un nazionale colombiano, gioca per l’Inter e ha disputato tornei mondiali ed europei. Che azzecchi un passaggio su otto mi pare il minimo…”.

La soluzione è arricchire il centrocampo di gente di qualità?
“Sì, assolutamente. Serve un metronomo, quindi uno di esperienza. Kovacic è giovane e non lo è. In giro per il mondo, di giovani centrocampisti in grado di dirigere la squadra con maestria, vedo Verratti e pochissimi altri. Lo stesso Pirlo è diventato metronomo attorno ai 25 anni. E non va dimenticata una difesa un po’ sbilenca, fondamentalmente perché ci sono laterali prettamente offensivi. Per questo dico che servirebbe un esterno basso completo. In questo senso, mi piace Santon, ma ne servirebbe anche un altro. D’Ambrosio è un buon giocatore, ma ha dei limiti: se vuoi alzare il livello e lottare per il vertice, serve altro”.

Si parla tanto di un sacrificio sul mercato sull’altare della parità di bilancio.
“Io sacrificherei Handanovic. E mi pare che l’offerta importante del Manchester United ci sia stata. Cederei lui e Guarin: con loro si potrebbe fare cassa. A meno che non intendi vendere Kovacic o Icardi: in tal caso sei un ‘pistola’. Non puoi pensare di costruire se vendi quei pochi giovani di talento che hai. In Italia vedo ottimi portieri di prospettiva come ad esempio Sportiello. In caso di scelte bisogna accettare anche delle rinunce. La mancanza della Champions pesa, ma non quella dell’Europa League. Non posso pensare che l’assenza dall’EL sia decisiva per le sorti del club a fronte di un magnate come Thohir. I 40-50 milioni della Champions fanno la differenza; il massimo dei 20 dall’EL non direi proprio. Certo, non vendi il brand, non vai in giro per il mondo, ma ritengo anche che per fare le coppe in un certo modo devi anche costruire bene la squadra”.

E con Mancini si vede questa ricostruzione?
“La differenza è netta tra Mazzarri e Mancini. Non è che non mi piaccia Mazzarri, ma lui ha un carattere più pessimista. È uno che, quando allena, tende sempre a sottolineare quello che manca. Accadeva anche all’Inter. Poi, appena esonerato, è diventato ottimista, dicendo che “Con me saremmo arrivati al terzo posto” ecc… Mancini, seppur con giocatori non adatti al suo credo, sta cercando di far vedere cosa vorrebbe che fosse in futuro. Il problema è che i giocatori sono quelli”.

Sembra anche sbagliato accomunare i momenti di Inter e Milan.
“Sono situazioni completamente differenti. Inzaghi non può avere il Milan come sua prima panchina. In ogni campo lavorativo c’è bisogno di farsi degli anticorpi: se in tv butti uno sconosciuto in prime-time, lo hai ammazzato perché non ha credibilità agli occhi del pubblico, non ha quella spensieratezza acquisita negli anni per gestire le tensioni. Tutte quelle difficoltà emotive e tecniche che ci sono in tv le vedo anche nel calcio, non cambia nulla. Un po’ come quello che era capitato con Stramaccioni, anche se lui subentrava e aveva dalla sua una serie di alibi non indifferenti. Pippo ha preso la squadra in estate, ha potuto fare il mercato: per lui è stato davvero complicato”.

Invece il discorso per Mancini è diverso.
“Mancini è subentrato e il suo reale problema è che ha una squadra con caratteristiche diverse da quelle che vorrebbe. Lui forza la rosa affinché quelli che rimarranno saranno già tarati sulle sue idee. Quelli che andranno via sono quelli che ora stanno creando la zavorra che origina questi risultati scadenti. Alcuni, però, il prossimo anno avranno appreso le indicazioni di oggi e, anche se rimarranno interpreti non eccezionali, saranno comunque utili. Il problema non è farne giocare uno o due, ma è quando giocano tutti insieme”.

Intanto si è concluso il processo per Calciopoli. La prescrizione non ha cancellato l’impianto accusatorio, confermato anche in Cassazione.
“La stessa fine c’era stata anche nel processo per doping sempre ai danni della Juventus. Danno la sentenza dopo che è caduta in prescrizione. Sono colpevoli, ma non si può fare nulla. È come se gli dicessero: “Siete stati cattivi!”. Ma tanto a loro cosa gli frega? Sanno già di esserlo”.

FONTEfcinternews.it