Biabiany, da incognita a soluzione tattica. Perché a destra l’Inter perde punti

Al di là del risultato, che conferma quanto l’inverno paventato da Roberto Mancini sia arrivato prima del previsto (già si fa uso del fieno in cascina…) con una vittoria che manca da un mese dopo il pokerissimo iniziale, la peggiore immagine dell’Inter al ‘Barbera’ di Palermo è un primo tempo deludente, privo di idee e tatticamente disordinato, con una distanza chilometrica tra centrocampo e attacco e una corsia di destra energizzata da Yuto Nagatomo ma condizionata dallo scarso adattamento di Fredy Guarin nel ruolo di esterno alto. Il 4-2-3-1 su cui l’allenatore sta puntando da Genova in poi continua a balbettare e neanche la rotazione dei giocatori sta portando i suoi frutti.

L’evidenza principale è proprio questa: il modulo può anche funzionare, ma è privo di un elemento fondamentale per svilupparsi in modo efficace e non incappare in 45 minuti come quelli contro il Palermo: l’esterno offensivo di fascia destra. Posto che Ivan Perisic, non particolarmente brillante ieri sera ma puntuale all’appuntamento con il gol illusorio, è ormai padrone indiscusso della corsia sinistra da metà campo in su e con Alex Telles più arretrato l’intesa cresce partita dopo partita, dall’altra parte le cose non funzionano. Innanzitutto, partendo dalla difesa, Davide Santon finora ha viaggiato a corrente troppo alternata e non ha fornito le necessarie garanzie richieste da Mancini. In secondo luogo, da metà campo in su Guarin (e Marcelo Brozovic, nell’unica uscita contro la Juventus) ha palesato enormi limiti nell’interpretazione del ruolo, a causa di una mobilità senza palla molto limitata e di un linguaggio del corpo che mal si adatta ai ritmi imposti in quella zona del campo. Per ora l’allenatore deve fare di necessità virtù, perché l’unico specialista non è ancora pronto per essere titolare.

Trattasi di Jonathan Biabiany, tornato in nerazzurro in punta di piedi la scorsa estate, senza alcuna garanzia di un ingaggio e in piena convalescenza dopo essere stato fermato per problemi cardiaci, oggi definitivamente alle spalle. Quello che manca al francese è essenzialmente una condizione fisica da 90 minuti, anche se giorno dopo giorno la situazione migliora. Ieri il suo ingresso ha mostrato in maniera lapalissiana quanto all’Inter serva un giocatore con le sue caratteristiche. Non a caso, pochi minuti dopo il suo ingresso in campo è arrivato il vantaggio nerazzurro, propiziato da un’apertura illuminante di Stevan Jovetic proprio per il canterano, bravo ad attaccare lo spazio a destra e a mettere in mezzo in modo preciso dove Mauro Icardi e Perisic attendevano il pallone indisturbati. Azione offensiva spettacolare nella sua semplicità. Con l’ingresso di Biabiany al posto dello spento Kondogbia i nerazzurri hanno beneficiato di un fronte ulteriore d’attacco, senza doversi affidare solo alla spinta mancina e a quella centrale, ben controllate dalla difesa del Palermo.

Situazione piuttosto paradossale quella attuale in casa Inter. Proprio colui che è arrivato in punta di piedi è già considerato indispensabile e si attende con impazienza che possa tornare al 100%. Le voci di mercato circa l’arrivo di uno specialista di fascia aumentano, così come i nomi accostati ai nerazzurri, ma la realtà vede Mancini costretto ad aspettare Biabiany e ad affidarsi in corsa all’ex Parma, visto che gennaio è ancora lontano e nel frattempo è necessario ‘tirare a campare’. Il tecnico di Jesi ha recentemente definito Guarin e Brozovic le uniche alternative in quella posizione, ma la realtà ha dimostrato che la buona volontà a certi livelli non è sufficiente. Anche Adem Ljajic per peculiarità, non sarebbe la soluzione ideale (il serbo ieri ha confermato la necessità di muoversi liberamente per essere efficace). Per questo Biabiany continuerà a trovare spazio anche se per ora a partita in corso, visto che al momento la rinuncia al 4-2-3-1 non è contemplata e un cambio tattico sarebbe deleterio per gente come Jovetic e Perisic, oggi irrinunciabili.