Berti, fuga per la vittoria all’Olympiastadion

Di Nicola Berti colpisce, ancora adesso, la voce pastosa, lo sguardo (auto) ironico, la passione per le belle cose. È stato un campione ma si è sempre goduto la vita. Un equilibrio sorretto dal buon senso, maturato in una solida educazione padana. Nato il 14 aprile 1967 a Salsomaggiore Terme cresce nelle giovanili del Parma e, dopo tre anni alla Fiorentina (la coppia Berti-Onorati è anche l’asse portante dell’Under 21), nell’estate 1988 passa all’Inter di Giuan Trapattoni per 7,2 miliardi. A Firenze non la prendono bene: ogni volta che torna a Coverciano con la nazionale i tifosi viola vanno a importunarlo.

È l’anno dello scudetto dei record: Berti dà un contributo di sgroppate e gol (7). In dieci anni all’Inter totalizza 312 presenze e 41 reti, la più bella il 23 novembre 1988 all’Olympiastadion di Monaco di Baviera: un’indimenticabile fuga coast to coast per il 2-0 in trasferta, poi vanificato, (pazza Inter amala) dal 3-1 del Bayern a San Siro. Alla Fiorentina fa l’ala, all’Inter del Trap gioca mezzala, ma praticamente ricopre tutti i ruoli di centrocampo. Gran podista con il senso del gol, conquista, oltre allo scudetto 1989, tre volte la Coppa Uefa. Con l’ultima, nel 1998, si conclude anche la sua avventura nerazzurra. Fa esperienze in Inghilterra, Spagna e Australia e si ritira nel 2000. Per molti mesi dell’anno vive ai Caraibi. Quando sta da questa parte dell’oceano fa l’opinionista Tv (anche per la Gazza) ma senza esagerare. Il segreto del suo successo.

Fonte: milano.corriere.it