Ecco perché Benitez era l’uomo giusto

Benitez
Benitez

Rimpiazzare Jose Mourinho in casa Inter, finora si è rivelata una missione impossibile. L’allenatore lusitano, artefice del Treble, ha lasciato dietro a se un vuoto incolmabile, e nonostante i continui (e talvolta illustri) avvicendamenti in panchina nessuno dei suoi successori è riuscito a tamponare questa enorme falla che si è creata in seguito al suo addio. E questa falla non è solo a livello di organico, ma anche a livello societario. Questi continui cambi infatti non sono stati esattamente delle passeggiate, con l’ex Presidente Massimo Moratti prima, che si è ritrovato per le mani il difficile (se non impossibile) compito di rimpiazzare un grandissimo e carismatico motivatore come lo Special One, e con il neofita Erick Thohir ora, che ha le mani legate e in un certo senso, si trova “costretto” a rinnovare la fiducia a Walter Mazzarri. Infatti, il magnate indonesiano non può permettersi di congedare Mazzarri e chiamare un sostituto, proprio per lo stato in cui versano le casse della società che rilevò lo scorso anno di questi tempi da Massimo Moratti. Un’azione del genere andrebbe inoltre contro il Fair Play Finanziario.

E intanto domenica sera, a far visita alla formazione nerazzurra, arriverà il Napoli, guidato da una vecchia conoscenza dei nerazzurri: Rafa Benitez. Il tecnico spagnolo fu il primo, tornando a parlare dei successori di Josè Mourinho, ad accomodarsi sulla panchina nerazzurra nel post triplete. Appena arrivato, il tecnico originario di Madrid, reduce da sei anni meravigliosi alla guida del Liverpool, si trovò a fare i conti con l’ostracismo della dirigenza nerazzurra, già orfana di un uomo forte come Gabriele Oriali. Infatti, la campagna acquisti estiva non ritoccò quasi per nulla la squadra che la stagione prima aveva compiuto tre storici trionfi. Fu questo il primo campanello d’allarme di un amore mai sbocciato e anzi, quasi abortito sul nascere. Il mister iberico aveva infatti chiesto alcuni giocatori al Presidente Moratti, certamente non in saldo, ma neanche ai livelli di Cristiano Ronaldo e Messi. I giocatori in questione erano Dirk Kuijt, ala destra  o all’occorrenza attaccante in forza al suo ex Liverpool, così come Javier Mascherano, giocatore polivalente e nazionale argentino, seguiti da Patrice Evra, terzino del Manchester United, Stevan Jovetic, attaccante, allora di proprietà della Fiorentina e Alexis Sanchez, anche lui giocatore offensivo dell’Udinese.

Considerando che la squadra aveva appena vinto il Triplete, e che il detto “squadra che vince non si cambia” lascia un po’ il tempo che trova, erano affari che si potevano tranquillamente fare. Magari non tutti ma sicuramente qualcosa in più si poteva fare nel mercato estivo. E così, dopo un buon inizio di campionato, la squadra comincia a perdere i pezzi per strada, e a farsi scavalcare dai cugini del Milan. L’apice della caduta è la sconfitta nel Derby del 14 novembre 2010, con un pesante sfogo di Moratti nei confronti di Rafa, che a quel punto capisce che la sua avventura sta per giungere al capolinea. Rimane infatti alla guida dell’Inter fino alla fine del mese successivo, dopo aver regalato alla società meneghina il Mondiale per Club. Proprio dopo la partita con i congolesi del TP Mazembe, tiene una conferenza stampa al vetriolo in cui lancia, in maniera neanche tanto velata, pesanti critiche all’operato della società nei suoi confronti. Se a ciò poi si uniscono anche i pesanti dissapori all’interno dello spogliatoio, con alcuni senatori (Marco Materazzi e Esteban Cambiasso su tutti) il risultato non può che essere un esonero annunciato. Che arriva puntualmente cinque giorni dopo, con la risoluzione consensuale tra la società nerazzurra e il tecnico stesso.

Questo lungo flashback sulla breve esperienza di Rafa Benitez, serve a esprimere un concetto: Benitez è stata un’occasione gettata alle ortiche dal nostro ex-Presidente. C’è un motivo se arrivo ad affermare ciò: è un allenatore di grande esperienza, che con un po’ di tempo in più avrebbe potuto dimostrare di avere, anche all’Inter. E c’è anche la prova: Benitez torna in panchina due anni dopo. Ad attenderlo c’è il Chelsea che ha appena esonerato Di Matteo e che è praticamente fuori dalla Champions League. Inizialmente viene accolto con diffidenza dal pubblico di casa, anche per via dei suoi trascorsi con i ‘Reds’, ma essendo un tecnico di grande esperienza e un professionista serio, continua a fare ciò per cui è stato chiamato: salvare il salvabile in un Chelsea retrocesso in Europa League. E ci riesce! Eccome se ci riesce! Infatti guida Lampard, Terry and Co. alla conquista della competizione. È questa la dimostrazione che con un po’ di fiducia e di tempo, avrebbe potuto rivelarsi un degno successore di Mourinho, risolvendo parecchi problemi ai nerazzurri e alle loro finanze. Ma questo è il passato. Passato che ormai non conta perché ora Rafa è su un’altra panchina ed è un nostro avversario. Avversario da battere per tentare di scacciare (momentaneamente) i problemi.