La Beneamata più bella, il terzo posto non è un sogno

Inter-Sassuolo 7-0 icardiSarà stata la maglia bianca come quella degli islandesi dello Stjarnan, saranno stati i ritorni di Massimo Moratti in tribuna (dopo quattro mesi) e dell’inno “Pazza Inter” (dopo due anni). Sta di fatto che un’Inter così bella e spettacolare a San Siro, sotto la guida di Mazzarri, non si era mai vista.

Il 7-0 rifilato al Sassuolo (stesso punteggio dell’anno passato, stesso mese ma a campo invertito) è il modo migliore per cominciare il poker di gare casalinghe da qui alla sosta di campionato di ottobre, ma soprattutto una grande iniezione di fiducia dopo lo striminzito 0-0 contro il Torino.

Quando una gara finisce con uno score così pesante è sempre difficile individuare il confine tra i meriti di una squadra e i demeriti dell’altra. Senza dubbio il goal dopo pochi minuti ha agevolato il compito di Ranocchia e compagni e ha terribilmente complicato quello degli emiliani, troppo presuntuosi e con un centrocampo che non ha mai fatto filtro davanti a una difesa inguardabile.

E pensare che i nerazzurri sembravano non aver perso il solito vizietto, ovvero quello di alzare il piede dall’acceleratore e tirare i remi in barca per gestire il misero vantaggio. Rispetto alla passata stagione, però, in campo c’è un giocatore che ha tanta fame e che non si accontenta, galvanizzato dal fatto che ora gli riesce ogni tipo di giocata.

Mateo Kovacic dà la sveglia ai suoi realizzando il goal del 2-0 che chiude la gara e comincia a ricamare trame di gioco da spellarsi le mani. Medel ringhia e recupera palloni, Icardi e Osvaldo sono i terminali offensivi che non lasciano scampo ai malcapitati difensori del Sassuolo. Quando dopo un’oretta abbondante Mazzarri toglie il numero 10, i 35mila di San Siro si spellano le mani a forza di applausi (meritati come non mai).

Se il croato inventa e i due argentini là davanti sono dei moderni re Mida che trasformano in oro tutto ciò che luccica (e toccano), in mezzo al campo Gary Medel non poteva sognare debutto migliore davanti ai propri tifosi. Il cileno si conferma giocatore di grande corsa e temperamento, sicuramente agevolato da un centrocampo avversario poco equilibrato e anche lui strappa applausi ad ogni scivolata e intervento.

A Torino gli indizi erano stati piuttosto chiari, ieri se ne è avuta la conferma: l’ex Cardiff City si esprime al meglio da vertice basso e con due giocatori dai piedi buoni ai lati. L’appensantito (e poco dinamico) M’Vila si deve mettere il cuore in pace e deve lavorare (e sudare) parecchio per scalare le gerarchie.

Pur senza Vidic la difesa è stata praticamente perfetta, brava ad annullare i tanto celebrati Zaza e Berardi. Ranocchia l’ha guidata alla grande, Andreolli non ha sbagliato un colpo e Juan Jesus, a parte qualche lancio sbilenco nei primi 15′, non è mai andato in affanno. Handanovic s’è goduto la show quasi come uno spettatore non pagante e si è sporcato i guantoni solo su rasoiata dell’ex Taider dopo più di un’ora di gioco.

Non aver preso ancora goal nelle prime quattro gare ufficiali è un buon segnale, da non enfatizzare troppo ma nemmeno da sottovalutare. Ottima anche la prova degli esterni: Dodò ha una vivacità e una capacità di saltare l’uomo che da tanti anni non si vedeva da queste parti. Nagatomo, sulla destra per il forfait di Jonathan, è stato meno intraprendente, ma non ha sbagliato nulla.

Quando una gara prende la piega come quella di ieri pomeriggio, c’è anche il tempo per fare esperimenti (la difesa a quattro nell’ultimo quarto d’ora e il tridente pesante Palacio-Icardi-Osvaldo con Guarin sulla linea dei centrocampisti) e dare spazio a chi ha bisogno di minuti nelle gambe. Il colombiano, messa la parola fine alla lunga telenovela di mercato, è entrato in campo con la voglia di spaccare il mondo e con il giusto piglio che piace tanto a Mazzarri.

L’assist al bacio a Osvaldo e il goal del 7-0 sono stati il miglior modo per fare la pace con San Siro e dimostrare a Mazzarri di voler essere a tutti i costi protagonista e non comprimario in questa stagione. Primi minuti ufficiali anche per Palacio, quello che l’anno scorso ha tirato la carretta per tutti e che ha bisogno di ritrovare la forma migliore. L’argentino si è mosso senza troppo forzare e ora ha la vetrina dell’Europa League per mettere altra benzina nel motore.

Complimenti e buoni propositi si sprecano dopo una prestazione così, la parola Scudetto è già cominciata a circolare su spalti e sala stampa, ma occhio a non volare troppo alto con la fantasia. Juventus e Roma sono certamente (almeno) un gradino sopra, mentre la buona notizia è che Napoli e Fiorentina stanno faticando più del previsto e avvertono già qualche scricchiolio di troppo. Sognare il terzo posto si può, a patto di avere quella continuità di risultati che l’anno scorso è mancata.

A tenere alta la concentrazione arrivano al momento giusto due trasferte insidiose: giovedì sul campo del Dnipro e domenica sera a Palermo, Mazzarri potrà capire di che pasta è fatto questo nuovo gruppo, per la prima volta dopo tanti anni orfano dei senatori che hanno fatto la fortuna recente della Beneamata.

Senza i vari Zanetti, Cambiasso, Samuel e Milito, il tecnico toscano ha perso dei punti di riferimento nello spogliatoio, ma allo stesso tempo ha potuto azzerare tutto e ripartire con gente con la pancia vuota e affamata di vittorie. La sua cura sta avendo effetto, sempre che la grande abbuffata di goal non si trasformi poi in inaspettata sterilità. Come altre volte in passato…

Fonte: goal.com