Ausilio, così l’ultimo dei morattiani ha convinto Thohir

Ausilio

Piero Ausilio si è preso l’Inter e ha anche conquistato un patron non sempre presente e talvolta diffidente come Erick Thohir. Questo è il segnale forte trasmesso dal rinnovo contrattuale siglato con l’attuale proprietà nerazzurra fino al giugno del 2017, quando ovvero Ausilio avrà di fatto compiuto 20 stagioni di Inter, dove entrò nei primi mesi del 1998 in qualità di segretario del settore giovanile del Biscione.

Uomo di campo, già calciatore della Pro Sesto negli anni d’oro del club dell’hinterland milanese, dove fece tutta la trafila sfiorando anche l’accesso in prima squadra, negato da un brutto infortunio al ginocchio nel suo ultimo anno di Berretti che lo convinse a lasciare il calcio dedicandosi interamente agli studi (Ausilio è avvocato a tutti gli effetti). Nasceva mediano “alla Cambiasso”, fu trasformato in stopper per il suo mordente in campo, ma diventò in realtà un ottimo secondo marcatore, alla Claudio Gentile, perché in tra i compagni di squadra c’era un certo “Briegel” Castellin che era una spanna sopra tutti da centrale difensivo.

La carriera però la fece Ausilio, e non come calciatore. Lui stesso oggi ammette: “L’infortunio fu la mia più grande fortuna perché avrei certamente proseguito a giocare con l’idea un giorno poi di fare l’allenatore”. E invece l’attuale direttore sportivo dell’Inter, che non vuole staccarsi dal mondo del calcio, viene preso sotto l’ala di Pierluigi Casiraghi, allora direttore sportivo e direttore tecnico della Pro Sesto (oggi, quasi ottantenne, ancora nel novero degli osservatori a disposizione dell’Inter) e diventa segretario del settore giovanile sestese. Fa esperienza, diventa un provetto organizzatore di carte, burocrazie ed eventi. Si laurea agevolmente in Giurisprudenza.

Proprio questo titolo lo ha reso da subito una figura non soltato stimato nell’ambiente nerazzurro, ma anche apprezzato e qualificato: è lui ad occuparsi gradualmente, negli anni, dei contratti riguardanti i calciatori che arrivano a Milano, sia quelli di settore giovanile sia grossa parte dei giocatori ingaggiati dalla prima squadra. Nel 1999 si occupa in maniera defilata dell’affare Vieri, che non contrattualizza direttamente perché intorno all’attaccante gravitano già una discreta quantità di persone tra procuratori, mediatori e avvocati. Appena un anno dopo Moratti gli mette in mano le pratiche per portare Zaccheroni ad Appiano Gentile (circola notizia che Berlusconi non lo avrebbe riconfermato, salvo poi che il tecnico romagnolo vince a sorpresa lo scudetto).

Arriverà poi nel 2003. E’ già comunque il primo segnale forte: Ausilio serve nel mondo della prima squadra nerazzurra. Ci sa fare, è abile e affidabile. Ha ottime referenze anche da parte di Beppe Baresi con il quale sta collaborando da responsabile organizzativo sul settore giovanile. Il resto della storia è storia recente: gli anni da uomo a servizio di Marco Branca, i mille viaggi in Sudamerica come referente di fiducia e quindi la scalata ai piani alti. All’esposizione mediatica. All’Inter di Thohir e Mazzarri, chiamata a un secondo anno di migliori risultati sportivi e obbligata attenzione ai bilanci societari dopo l’ultimo passivo di bilancio che ha allertato anche l’UEFA. Una grande sfida per un uomo che si è fatto da solo. E non è un luogo comune.

Fonte: goal.com