Alvaro Recoba, El Chino

Recoba-Quel 27 Luglio del 1997, era difficile che qualcuno notasse o pensasse ad altro che non fosse Ronaldo. Era il giorno della presentazione del Fenomeno, strappato da Moratti con le unghie al Barcellona, ed il giovane Brasiliano sarebbe entrato qualche minuto in campo durante l’amichevole estiva tra Inter e Manchester United.

Tuttavia vi erano anche diversi altri acquisti, e tra questi un certo Alvaro Recoba, detto il Chino per via dei lineamenti più cinesi che sudamericani.

Alcune leggende raccontano che fosse stato suggerito a suo dempo dal figlio di Moratti, il quale aveva l’abitudine di guardarsi tutti i campionati esteri alla televisione. Tra zapping vari notò questo mancino del campionato uguguayano, che giocando nel Nacional aveva messo a segno in quella stagione 17 reti in 33 partite. Essendo l’epoca in cui Moratti proprio non badava a spese, il figlio venne accontentato.

La sera del 27 Luglio scese anche lui in campo, per una decina di minuti nel finale. E subito fece notare qualche dribbling ed un paio di tiri.

Poi, il 31 Agosto, parte il campionato e si va allo stadio per vedere Ronaldo fare sul serio. Ma invece il fenomeno non si sblocca e l’Inter sta perdendo 1-0 col Brescia quando manca circa un quarto d’ora. Simoni, che già cominciava a sentire i malumori di pubblico e Presidente, tenta l’ultima carta inserendo il Chino. Nessuno lo conosce, e quando si trova a circa 30 metri dalla porta, decentrato, non lo marcano stretto. Lui invece prende la mira e spara una bordata che si infila nell’angolo alto alla sinistra del portiere bresciano. San Siro si sveglia, annoiato e deluso com’era, e  non crede ai suoi occhi.

Passano altri 5 minuti e capita una punizione a favore dell’Inter, comunque parecchio distante dalla porta. Recoba, col piede ancora caldo, colpisce e la scaraventa  nell’altro angolo. Moriero gli prende il piede e gli dà una spolveratina.

Miglior debutto non poteva esserci. Per una settimana la Gazzetta sa di cosa parlare. Ma poi, Recoba deve di nuovo accomodarsi in panchina e non lo vediamo se non negli ultimi minuti, una volta ogni tanto. Dicono che non si fosse ancora adattato al gioco italiano.

Tuttavia, quando lo rivediamo all’ultima giornata del girone d’andata, contro l’Empoli, il ragazzo ci salva di nuovo dalla disfatta marcando un altro gol di storica bellezza, questa volta addirittura da metacampo. Incredibile. Ma poi di nuovo panchina.

La stagione successiva, dopo che ce lo stavamo dimenticando, a Gennaio viene dato in prestito al Venezia di Novellino che si trova in fondo alla classifica.  Finirà per segnare 11 reti in 19 presenze, e la squadra arriverà a metà classifica.  Insomma, per essere disorientato e discontinuo come dicevano, niente male. Ma all’Inter si giustificano dicendo che da noi vi erano troppi fuoriclasse per poter pensare che il Chino trovasse posto . A dire il vero, tolto Ronaldo che era quasi sempre fuori infortunato, gli altri attaccanti si chiamavano Zamorano e Vendola. Era proprio impossibile?

Torna l’anno successivo in maglia nerazzurra, e Lippi inizialmente lo ignora. Poi lo inserisce contro il Lecce, e lui regala un capolavoro. Con la  Reggina, e segna il gol decisivo. Con l’Udinese, e segna di nuovo. Allora comincia a prenderlo seriamente, e nel girone di ritorno Recoba dà forse il meglio di se stesso, con gol e assist uno dopo l’altro.  Tutti belli, tutti spettacolari, i gol segnati dal Chino. Pare non riesca proprio a fare quelli normali, quelli che si vedono ogni Domenica.

Tra le reti che ricordiamo, più di tutti, ci mettiamo la doppietta contro la Roma che nel 2002 ci aveva lanciato in una fuga scudetto. Quella “ragnatela che era lì da mesi” tolta dall’incrocio della porta di Antonioli, è un altro pezzo di storia.

E cosa vogliamo dire di quell’entrata nel finale di Inter-Sampdoria mentre eravamo sotto di due gol! Un suo assist a Martins ci fa rientrare in corsa, ed una sua bordata all’ultimo istante ci regala una vittoria epica.

Ai suoi sgoccioli nell’Inter, persino una rete direttamente da calcio d’angolo, L’ultima sua prodezza nerazzurra.

Eppure, era sempre messo in discussione, sempre considerato discontinuo. Ma se andiamo a vedere i numeri, troviamo che in fondo ha segnato per l’Inter 53 reti in 175 presenze. Non sono poi molti gli attaccanti che hanno una media di una rete ogni tre incontri. E se vogliamo dirla tutta, molte delle presenze indicate sopra non sono altro che scampoli di partita. Un tempo, venti minuti, dieci minuti, e così via….

Forse tutti coloro che lo hanno sempre accusato di discontinuità dovrebbero essere così bravi da trovarci altri giocatori con medie gol/minuti giocati migliori di quella del Chino. O meglio ancora, dovrebbero pensare a quanto bene ci farebbe oggi un giocatore così, che ci illumina, ci toglie dai pasticci, inventa quelle cose che ci fanno alzare dalla sedia….

Al di là dei numeri, vedere una rete magica di Recoba significava esaltazione, era ricevere un regalo che andava al di là dei tre punti, era vedersi concretizzare un qualcosa che pareva impossibile, e che invece i piedi del Chino avevano saputo realizzare.

Giovedì 31 Marzo, Alvaro recoba darà ufficialmente l’addio al calcio,  anche se la carriera era ormai di fatto conclusa da qualche tempo. Non lo dimenticheremo, e gli album con le sue prodezze non saranno mai sbiaditi, rimanendo sempre vivi nei nostri occhi. Grazie Chino!

 

 

Alvaro Recoba (Montevideo, 17/03/1976)

 

 

Esordio in Serie A  : 31/08/1997 , Inter-Brescia

Partite giocate in Serie A: 216 (175 con l’Inter)

Gol segnati in Serie A: 65 (53 con l’Inter)

 

Vittoria Coppa UEFA : 1998

 

Economista, una vita in giro per il mondo, senza mai dimenticare la passione per l’Inter. Da sempre sportivo, tuttora tennista