Alvarez, il ritorno di “Ricky Maravilla”

Per mesi si è parlato più del suo prezzo che delle sue giocate. Per settimane ha guardato i compagni dalla tribuna (quattro esclusioni di fila, prima di Cagliari). A lungo il suo soprannome, “Ricky Maravilla”, è stato citato con malcelata ironia. Ora potrebbe essere cambiato tutto: Ricky Alvarez ha rotto il digiuno, segnando il primo gol con la maglia dell’Inter. Un gol pesante, che vale il primo posto nel girone di Champions, un gol arrivato al ritorno da titolare, dopo 45′ minuti convincenti, conditi da un assist, contro il Cagliari, in campionato. Ricky Alvarez prova a prendersi l’Inter, con l’intento di ringiovanirla, e magari cambiarla.
Al Velez Ricky era un trascinatore: con lui, Santiago Silva e Maxi Moralez quella squadra vinse il Clausura 2009: l’interista si faceva apprezzare per gioco a tutto campo, dribbling e tiro potente. Non proprio un goleador, Ricky, visto che in Argentina ha segnato al massimo cinque gol in stagione: però apprezzato da tutti, tanto che dal 2011 gli si aprono le porte della nazionale, dove pure nel ruolo c’è parecchia concorrenza. Cresciuto nelle giovanili del Boca, e poi scartato a 14 anni per questioni di struttura fisica (tarda maturazione, col senno di poi), Alvarez ha segnato il suo primo gol in Primera al Monumental, al River Plate. Il suo impatto sul calcio italiano non è stato dei migliori, complici i problemi e i cambi di rotta dell’inizio della stagione nerazzurra. “E’ troppo lento”: questa l’accusa comune nei confronti di Ricardo dopo le prime uscite. Ieri sera, Ranieri ha provato a cancellare il giudizio: “Ha questo passo un po’ dinoccolato, sembra lento, poi quando ti punta ti salta. Aveva bisogno del gol, sono contento, e la prova è stata notevole. Non ho ancora cambiato totalmente il chip ad Alvarez ma è un ragazzo di talento, che ascolta, che lavora. Mi ha convinto”.
La svolta è arrivata giocando sulla destra, dove Alvarez ha più spazio e trova più palloni giocabili: da lì può usare il sinistro per convergere verso il centro dell’area, e per trovare il passaggio vincente o il tiro. Certo, il ruolo impone anche di rientrare in copertura, e qui si vedono i più grandi miglioramenti rispetto al passato argentino, quando il principale difetto sembrava la tendenza a “staccare la spina” quando la palla era nei piedi degli avversari. Con l’infortunio di Sneijder e le varianti tattiche che sta proponendo Ranieri (4-2-3-1, 4-1-4-1) Alvarez avrà la possibilità, nelle prossime settimane, di confermarsi come uomo importante di questa Inter. E di far parlare meno del suo prezzo, e più delle sue giocate.

Fonte: gazzetta.it