Da brutto anatroccolo a cigno: la metamorfosi dell’Alvarez

Solo qualche mese fa, quando lo speaker di San Siro pronunciava il suo nome all’annuncio delle formazioni, tra i tifosi serpeggiava grande malumore e scoramento e ai meno educati scappava anche qualche parolaccia irripetibile. Per due (lunghi) anni i fischi sono stati fedeli compagni di viaggio di Ricky Alvarez, giunto ad Appiano Gentile nell’estate 2011 dal Velez Sarsfield dove aveva messo in mostra colpi da fuoriclasse assoluto, tanto da guadagnarsi il soprannome di Ricky Maravilla e certi accostamenti con Ricardo Kakà, per movenze e accelerazioni.

Il ragazzo di Buenos Aires, però, si rese immediatamente conto che il campionato italiano era tutt’altra cosa rispetto a quello argentino e le difficoltà non tardarono a manifestarsi. Lento, abulico, a tratti irritante. Anche in casa Inter si chiedevano che fine avesse fatto quel talento strappato alla concorrenza di diverse squadre di primo piano europee e che nella nebbia milanese si era smarrito.

Certamente il continuo cambio di allenatori nella prima stagione (da Gasperini a Stramaccioni passando per Ranieri) lo ha penalizzato oltremodo e poi ci si è messo anche qualche infortunio di troppo, come il problema al ginocchio che gli ha fatto saltare tutta la preparazione nell’estate del 2012. Ovviamente il ragazzo ci ha messo anche del suo, con prestazioni sottotono, senza la giusta cattiveria, che a certi livelli non può mancare.

Senza un ruolo ben preciso e scarsamente utilizzato, Alvarez è andato in confusione e ha dato piccoli segnali di ripresa solo nel finale dello scorso campionato, in un’Inter (è bene ricordarlo) inguardabile. Qualche goal, ma del tutto inutile, come quelli realizzati contro Tottenham, Atalanta, Roma (in Coppa Italia), Napoli e Lazio. Normale finire sul mercato e fino a poco tempo fa avrebbe fatto la fine di Marko Arnautovic.

Per sua fortuna il periodo delle vacche magre a Milano e dintorni è finito da un po’ e da primo nome sulla lista dei partenti, piano piano e con il grande lavoro di Mazzarri e del preparatore Pondrelli, Alvarez ha subito una vera e propria metamorfosi, trasformandosi da anatroccolo incompreso a cigno, caparbio e talentuoso. Il tecnico di San Vincenzo ha lavorato tanto sulla testa del ragazzo e gli ha trovato la posizione a lui più congeniale, il trequartista nel 3-5-1-1, libero di svariare e inserirsi negli spazi.

Un salto di qualità dovuto anche ad una condizione fisica senza precedenti, che gli permette di essere incisivo in attacco ma anche pronto a recuperare palloni in fase di non possesso palla. Le prestazioni contro Catania, Juventus e Sassuolo hanno rivalutato il lavoro di Piero Ausilio che lo aveva fortemente voluto e in poche settimane Alvarez ha scalato le gerarchie diventanto un punto fermo dell’Inter di Mazzarri, grazie a  continuità, cattiveria, efficacia, spirito di sacrificio, incisività e un temperamento mai visto.

Dopo tre settimane di stop e aver saltato il match contro il Torino, l’argentino è pronto per riprendersi il suo posto. Per la felicità di Mazzarri, che ha trasformato il brutto anatroccolo in un cigno che sogna di volare in Brasile per giocare i Mondiali. Impensabile fino a qualche mese fa…

Fonte: goal.com