Abitudine alla sconfitta e tendenza all’alibi facile

Meno di due settimane e poi calerà il sipario su una delle stagioni più buie della recente storia dell’Inter, sicuramente tra le più avare dell’era Moratti, quella che lascia un grande amaro in bocca, frutto della vittoria allo Juventus Stadium. Quando si vola alto con la fantasia, poi tornare a terra è ancora più difficile e lo schianto lascia davvero il segno. Indelebile, come quello nei muscoli e nelle gambe di quasi tutta la rosa.

Se l’anno scorso i tifosi pensavano di aver toccato il fondo, si sbagliavano. Perché al peggio ad Appiano e dintorni sembra non esserci mai fine e aggrapparsi ad alibi (infortuni e torti arbitrali) e sfortuna rischia di diventare un gioco pericoloso e per nulla costruttivo. La verità, purtroppo, è che questa squadra soffre di un male curabile solo con tanto riposo e una campagna rafforzamento all’altezza. Perché come ci sono le squadre che si abituano a vincere e fanno un campionato a sé (vedi alla voce cavalcata juventina), l’altro lato delle medaglia è fatto di quelle che prendono la (cattiva) abitudine contraria, ovvero diventano compagne inseparabili della sconfitta.

I numeri delle ultime 9 gare, semifinale di Coppa Italia con la Roma compresa, sono davvero impietosi e non possono non preoccupare il popolo nerazzurro: i ragazzi di Stramaccioni hanno totalizzato 2 vittorie e 7 sconfitte, meglio solo di Pescara (1 pareggio e 8 sconfitte) e Torino (1 vittoria, 2 pareggi e 6 sconfitte).

Sempre da dimenticare se guardiamo il cammino nelle ultime 19 giornate, dal Napoli al Napoli: esattamente un girone fa Zanetti e compagni battendo 2-1 i partenopei gli scavalcarono in classifica e si portarono al secondo posto a -4 dalla Juventus. Ora la posizione di classifica è deprimente: ottavi, fuori da tutto, a -30 dalla Juve con 19 punti in 19 partite. C’è da piangere, poi, se si confronta il cammino con Napoli e Milan, le due squadre che giocheranno (con ogni probabilità) la prossima edizione di Champions League: a dicembre scorso il vantaggio sui cugini era di 10 punti, adesso i rossoneri sono a +15, addirittura a +19 Cavani e compagni.

Finita qua? Macché… Come l’anno scorso, ma mancano ancora tre gare alla fine, le sconfitte sono già 14, una in meno del record negativo nei campionati a 20 squadre stabilito nel 1946-47. L’anno dopo l’Inter fece ancora peggio, arrivando a 19 ko, ma il campionato era a 22 squadre, quindi le gare totali 40. Per ritrovare una squadra che è andata peggio in campionato bisogna riavvolgere il nastro dei ricordi alla stagione 1993-94: 13° posto (su 18 squadre), con la continua presenza dello spettro della retrocessione, ma con la conquista della Coppa Uefa contro il Salisburgo in bacheca.

Numeri che condannerebbero chiunque, ma non Stramaccioni, che ha finito gli alibi (forse) ma non ancora esaurito la pazienza presidenziale. Moratti ha già manifestato l’intenzione di confermarlo anche per l’anno prossimo, probabilmente dimenticandosi che l’involuzione della squadra è cominciata ben prima della lunga serie di infortuni di questo 2013. Gli stessi giocatori (per ultimi Milito e Zanetti, due che contano davvero tanto) spingono per una sua riconferma, sulla base di non si sa che cosa. Sicuramente non per i risultati, che alla fine sono quelli che contano davvero per i tifosi.

A -30 dalla Juventus fa davvero freddo, ma i brividi sono dovuti anche alla grande incertezza sulla squadra che nascerà. Perché appare evidente che i vari Campagnaro, Icardi e Botta non possono colmare il gap con la nemica di sempre. Ma anche Napoli e Milan appaiano ben lontane. Senza soldi serve intuizione e lungimiranza, quelle mancate nelle ultime due disastrose stagioni. Che rischiano di non essere due episodi isolati, ma una nuova (e triste) realtà. La storia di una squadra che si è abituata a perdere e non sa più come uscirne.

Fonte: goal.com