A Balotelli sarebbe piaciuto tornare all’Inter. Lo rivela Mancini: “Mi mandò un sms e…”

Mario Balotelli è tornato al Milan, ma poteva tornare all’Inter e probabilmente è stato quello il suo primo pensiero. In nerazzurro avrebbe ritrovato Roberto Mancini, l’unico allenatore che ha sempre creduto in lui.

“Mi ha mandato lui un sms – ha raccontato il Mancio al ‘Corriere della Sera’ – , ci siamo sentiti, ha scherzato dicendo che era pronto. Magari si sarebbe integrato all’Inter, ma sono comunque felice che sia tornato. Gli voglio bene”.

In tema di ritorni, Mancini quasi non si spiega il suo all’Inter: “Me lo sto ancora chiedendo. Colpa dell’Inter e del suo fascino. Ancelotti, che è più intelligente di me, in Italia non torna più. Qui non c’è la cultura della sconfitta, una partita è questione di vita o di morte e andiamo sempre a peggiorare”.

Chiaro il riferimento al match con la Fiorentina: “Non è stata questione di modulo – ha spiegato – . Eravamo sotto 0-2 senza che loro avessero tirato in porta… Succede. Ma per me quella resta una delle nostre migliori partite finora”.

E ora si torna a San Siro per la Juventus: “In Italia è semplicemente la partita più importante di tutte, da sempre. Se dovessero perdere per loro sarebbe molto dura recuperare. Ma la stagione deve ancora assestarsi. Altre sette/otto partite: Napoli, Roma, la Juve, lo stesso Milan saranno tutte avanti con noi. E la Fiorentina può arrivare in fondo”.

L’Inter invece è quasi costretta ad arrivare in fondo, con la Champions come obiettivo minimo: “L’urgenza la sentiamo – ha ammesso Mancini – , sappiamo che per le nostre casse è fondamentale. Ma non è un problema solo dell’Inter. La stagione sarà positiva se arriviamo nelle prime tre. Ma io spero sia positivissima facendo meglio”.

Qualche giocatore deve ancora entrare nei meccanismi, per esempio Kondogbia: “Si deve ambientare. Il calcio italiano non è mai stato facile. Hanno faticato anche grandissimi come Platini o Zidane. E Van Basten lo volevano cedere alla mia Samp per Vialli. Io sono certo che Kondogbia diventerà un grande, anche se è più un Vieira che uno Yaya Touré. Di Yaya ce n’è uno solo”.

Anche Ljajic e Guarin hanno tanto da dimostrare: “Adem ha qualità tecniche straordinarie ma, come capita spesso a certi talenti slavi, fatica a metterci qualcosa in più. Dipenderà più da lui che da me. Fredy a volte commette errori incredibili, ma è un ottimo giocatore. E giudichiamolo con equilibrio: non può essere prima eroe e poi brocco”.

Di sicuro quest’Inter è diversa da come l’aveva lasciata: “Quella era già ricca di giocatori bravi che dovevano solo esprimere un grande potenziale. Questa è costruita da zero. Vincere ora è la missione più difficile della mia carriera – ha concluso Mancini – ma sono deciso a provarci “.