Torna il nome F.C. Internazionale e arriva Prisco in società (1940-1952)

Di Maurizio Pinoli

Durante gli anni che coinvolsero il secondo conflitto mondiale, la stella dell’Ambrosiana-Inter non brillò di luce propria. I motivi di questa decadenza erano molteplici: l’addio di Giuseppe Meazza, accasatosi sull’altra sponda della città, quella rossonera, la mancanza di figure disposte a investire nel mondo del calcio, dal momento che l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista e dell’Impero Giapponese, aveva creato grande incertezza sul futuro.

Carlo Masseroni
Carlo Masseroni

Dopo la stagione 1940/41 conclusa con un secondo posto alle spalle del Bologna, la formazione nerazzurra si classificò addirittura dodicesima, rischiando la retrocessione. Fu questo pessimo risultato, a spingere Ferdinando Pozzani a farsi da parte in favore dell’industriale appassionato di ciclismo Carlo Rinaldo Masseroni

Grazie ad alcune mosse azzeccate da parte del nuovo presidente, tra le quali l’avvicendamento in panchina, passata da Ivo Fiorentini all’ex Giovanni Ferrari, che da poco aveva abbandonato l’attività agonistica, l’Ambrosiana-Inter riuscì a ricompattarsi e a ottenere un buon quarto posto.

Ma la guerra incalzava, e ben presto arrivò anche a toccare da vicino l’Italia, che nel settembre 1943 alzò bandiera bianca arrendendosi agli anglo-americani da poco sbarcati. La nazione quindi si scisse in due fazione differenti: il sud era divenuto la roccaforte degli alleati, mentre il centro-nord era in mano ai tedeschi, che avevano a loro volta invaso la penisola. Fu quindi il momento giusto per sospendere, ancora una volta, l’attività agonistica. Ben presto infatti l’Italia sarebbe stata devastata tra i bombardamenti alleati e le razzie dei soldati tedeschi.

L’8 maggio 1945 viene dichiarato al mondo intero la fine della guerra in Europa, con la vittoria degli alleati sul nazifascismo. Anche la formazione nerazzurra risentirà di questa vittoria, che ovviamente spodesterà il regime fascista. Infatti, il 27 ottobre 1945, il presidente Carlo Masseroni annunciò come l’Ambrosiana-Inter avrebbe riacquistato la sua denominazione originale: FC Internazionale

Nel 1946 ci fu un gradito ritorno in casa nerazzurra. Infatti Giuseppe Meazza torna nella sua amata Inter giusto in tempo per mettere a segno le ultime reti e mantenere la squadra in serie A, alternandosi tra panchina e campo. La sua ultima rete è datata 13 aprile 1947 in un mach contro la Triestina. Quindi, dopo oltre vent’anni, costellati di grandi successi, quasi tutti con la casacca nerazzurra, Meazza dà l’addio al calcio giocato

In quel periodo era salito alle luci della ribalta il Torino di Valentino Mazzola, che dal 1945 al 1949 riuscirà ad aggiudicarsi quattro scudetti, di cui l’ultimo assegnato dal Consiglio federale della FIGC il 7 maggio 1949.  Quest’assegnazione è dovuta alla tragica scomparsa dell’inarrestabile formazione granata durante la tragedia di Superga

John Astley
John Astley

Masseroni, sempre in quegli anni, prova a ricostruire una squadra in un mix di giovani e talenti stranieri e cambiando vari allenatori cercandone uno in grado di rinnovare i fasti passati. Da Valentino Sala  Carlo Carcano passando per una leggenda del calcio britannico come John Astley affiancato da Giulio Cappelli.

Negli anni della presidenza di Carlo Masseroni sono diversi i campioni stranieri che cominciano a fiorire. Tra di essi possiamo citare l’apolide francese di origini ungheresi, Istvan Nyers, così come l’ala olandese Faas Servas Wilkes, personaggio dotato di un’incredibile dribbling.

Benito “Veleno” Lorenzi
Benito “Veleno” Lorenzi

Ma il presidente nerazzurro non si accontenta e arruola anche promesse come Camillo Achilli Benito “Veleno” Lorenzi. Quest’ultimo, veterano di guerra della X° MAS diventerà un beniamino del pubblico nerazzurro grazie al suo carattere forte. Infatti, lui stesso era solito definirsi “Un tipo estroso, molto estroso, imprevedibile come lo era il mio gioco. E fu questa la mia fortuna.”

Resa forte dai gol di Nyers la formazione nerazzurra conclude il campionato 1949/50 al terzo posto, dietro a Juventus e Milan. Fu la stagione di uno dei più emozionanti Derby di Milano. Infatti la partita si concluse 6-5 per i nerazzurri.

Era il segnale che vedeva FC Internazionale tornare tra le grandi che si sarebbero contese lo scudetto. E di ciò era consapevole anche il presidente Carlo Rinaldo Masseroni, che per la stagione seguente ingaggia una serie di validi giocatori tra i quali il centrocampista con il vizio del gol Lennart “Nacka” Skoglundil possente Ivano Blason dalla Triestina e Bruno Padulazzi dalla Lucchese

Peppino Prisco
Peppino Prisco

In quello stesso anno, il 21 ottobre 1950, l’avvocato Prisco fa il suo ingresso in società in qualità di segretario del consiglio. Grandissimo interista, raccontò un curioso aneddoto, secondo il quale “Diverse volte ho avuto la tentazione di attribuirmi un anno in più, dire che ero nato nel 1920 invece che nel 1921 perché l’Inter in quell’anno aveva vinto il campionato.”

Quell’annata si concluse con un secondo posto che riservò qualche rammarico per i nerazzurri, che capitolarono all’ultima giornata contro i granata in contemporanea con il Milan che era però primo in classifica rispetto ai nerazzurri a un punto.

Derby Inter-Milan 6-5 (1949)
Derby Inter-Milan 6-5 (1949) – Massimo Moratti disse «Il giorno in cui diventai interista» Massimo Moratti

L’annata successiva vide l’arrivo in porta, in sostituzione del partente Angelo Franzosi (il primo giocatore ad indossare la fascia di capitano), di Giorgio “Kamikaze” GhezziQuesto soprannome derivò dalla sua propensione alle uscite piuttosto spericolate. Ghezzi, che rimarrà in nerazzurro 7 anni, fu accompagnato da altri interessanti acquisti, ma ancora una volta, la vittoria non arrivò. Infatti l’annata venne conclusa con un terzo posto che cominciò a suscitare mal di pancia nella tifoseria, abituata si dai primi tempi a grandi vittorie.

Fu quindi il momento di richiamare un allenatore in grado di trasmettere la mentalità vincente ai suoi giocatori. Questo identikit corrispose al nome di Alfredo Foni, ex terzino della Juventus e della nazionale campione del mondo di Pozzo

 

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