Pellegrini, Trapattoni e lo scudetto dei record (1984-1989)

di Maurizio Pinoli

La presidenza di Ernesto Pellegrini, ufficializzata nel marzo del 1984, parte con il botto: ‘Ho il piacere di annunciarvi l’acquisto di Karl Heinz RummeniggeCon queste straordinarie parole il capitano d’azienda Pellegrini annuncia uno l’acquisto di uno degli attaccanti più forti del panorama calcistico.

Il 29enne attaccante teutonico viene ingaggiato grazie all’azione congiunta di Sandro Mazzola  e Uli Hoeness. È un vero carro armato che nei suoi ultimi cinque campionati ha segnato la bellezza di 105 reti. Mazzola con cinque miliardi riesce a regalarlo all’Inter. Proprio Mazzola però, poco tempo dopo si dimetterà, a causa della rivalità con Pellegrini.

Karl Heinz Rummenigge
Karl Heinz Rummenigge

E la sua mancanza si sentirà nel corso dei primi anni di presidenza dell’erede di Fraizzoli. Se a questo fatto si somma anche l’usura del punto forte del Panzer Rummenigge, i muscoli, il risultato non può che essere deludente.

La prima stagione, 1984/85 dove a dominare la scena è il Verona di Osvaldo Bagnolitecnico che avremo modo di conoscere più avanti, le soddisfazioni sono davvero poche, sia in Europa che in Serie A.

In quest’ultima i nerazzurri si posizioneranno terzi, mentre in Europa saranno eliminati in semifinale ancora dal Real Madrid, anche se la gara di ritorno merita una parentesi a parte, dal momento che nel match di ritorno al Bernabeu , al 38’ una moneta ferì Bergomi.

Tuttavia l’UEFA non manifestò la minima intenzione di ripetere il match. La partita si chiuse sul 3-0 per i madridisti dopo che la gara di andata del 10 aprile era terminata 2-0 per i nerazzurri, con le reti firmate da Altobelli e dall’irlandese Liam Brady.

Mattatore per il Real ovviamente Santillana, che si ripeterà anche nella stagione successiva nella medesima  situazione.

Infatti, per la quarta volta in cinque anni, Blancos e i nerazzurri si confrontarono per accedere alla finale della Coppa UEFA 1985/86, e dopo il 3-1 del Meazza, maturato grazie ai gol di Marco Tardelli (doppietta con il primo gol scaturito dopo pochi secondi) e l’autorete di Salgeroil risultato fu identico nel match di ritorno a Madrid. Fu ancora la bestia nera dei nerazzurri a decidere la sfida, che si concluderà 5-1 nei tempi supplementari.

Non va meglio nel massimo campionato italiano dove l’Inter è sesta, mai a ridosso delle prime posizioni. In queste stagioni, a governare la panchina nerazzurra sono nell’ordine Ilario Castagner e Mario Corso.

Giovanni Trapattoni Inter
Giovanni Trapattoni

Per la stagione 1986/87, il presidente è deciso a dare una scossa all’ambiente, e per questo motivo decide di affidare la prima squadra a un tecnico che si era potuto apprezzare negli anni alla trascorsi alla Juventuscoronati da sei scudetti in 11 anni: Giovanni TrapattoniIl Trap, era sicuro di poter replicare i successi ottenuti in bianconero: i fatti gli daranno ragione ma solo in parte.

La prima stagione di Trapattoni si chiude al terzo posto, a quattro punti dal Napoli di Maradona che diventa la squadra campione d’Italia. Dopo un buon avvio infatti, complice anche un nuovo malanno di Rummenigge, i nerazzurri non riescono a tener testa ai partenopei.

E in Coppa UEFA la sorte è quasi identica, con l’eliminazione ai quarti, per mano della futura squadra vincitrice della Competizione: Il Goteborg.

L’anno seguente va addirittura peggio: quinti in campionato a 13 lunghezze dal Milan campione e fuori agli ottavi di Coppa UEFA per mano dell’Espanyol.

I risultati tardano quindi ad arrivare e la folla rumoreggia. Lo stesso Pellegrini comincia a manifestare i suoi dubbi nei confronti dell’allenatore. Del resto Trapattoni a sua disposizione aveva dei giocatori di primissimo livello in ogni settore del campo: Walter Zenga, Giuseppe Bergomi, Riccardo Ferri, Daniel Passarella, Andrea Mandorlini, Alessandro Altobelli, Vincenzo Scifo e Aldo Serena. Questi solo per citarne alcuni. Ma sono ragionamenti fini a se stessi dal momento che il gioco è poco e mal assortito. E a causa di ciò si ha una carenza di risultati.

Diventa quindi evidente per il Presidente il fatto che deve rimettere mano al portafogli.

1988/89 : 13 scudetti con record!

Il primo passo è l’ingaggio di due calciatori teutonici: il terzino Andreas Brehme, accantonato dalla Sampdoria poco tempo prima, e il centrocampista Lothar Matthäus, che tempo prima aveva ricevuto l’interesse di Juventus e Napoli. I due calciatori tedeschi non sono le uniche novità di una campagna acquisti importante del Presidente Pellegrini: Nicola Berti e Ramon Diaz vengono prelevati dalla Fiorentinae c’è spazio anche per il giovane Alessandro Bianchi, acquistato dal Cesena.

Lothar Matthäus e Walter Zenga
Lothar Matthäus e Walter Zenga

Curiosa è la storia di Diaz che all’Inter non sarebbe dovuto arrivare. Era stato infatti comprato l’algerino Rabah Madjer, ed erano state già fissate anche la presentazione con la conferenza stampa, tuttavia le visite mediche evidenziarono un problema fisico che ne poteva compromettere l’integrità nel corso della stagione. Ecco quindi al suo posto la punta argentina. Chi saluta è invece Alessandro ‘Spillo’ Altobelli, che dopo undici stagioni in nerazzurro si accasa alla Juventus. Spillo è tuttora il secondo miglior marcatore nella storia dell’Inter con 209 reti complessive.

Si parte così così visto che prima dell’inizio del campionato i nerazzurri salutano la Coppa Italia, eliminati dalla Fiorentina sul neutro di Piacenza. 4-3 il risultato finale.

Pellegrini però, con molta pazienza e perseveranza rinnova la fiducia a Trapattoni e alla fine questa decisione si rivela quella giusta.

Infatti le cose cominciano a girare per il verso giusto, con ogni giocatore che si assesta  in determinati ruoli. Inamovibile il portierone della nazionale Zenga che a fine torneo, assieme a Diaz, vanterà 33 presenze su 34 incontri.

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L’Inter dei record (1988-1989)

Il libero è un ruolo ricoperto da Mandorlini e Corrado Verdellimentre i due marcatori sono stabilmente Ferri e Bergomi. In cabina di regia c’è Gianfranco Matteoli, sostenuto da Berti e Matthäus nel ruolo di interni. Le ali sono Brehme, che ricopre anche il ruolo di terzino e Bianchi, dotato di grande resistenza nonostante il fisico all’apparenza inadeguato. In attacco i due tiratori scelti sono Serena e Diaz. Alla fine del girone di andata i nerazzurri, che avevano già estromesso dalla lotta per il titolo i cugini, vengono sconfitti ancora dalla Fiorentina con il medesimo punteggio ottenuto in Coppa. Questa rocambolesca sconfitta permette al Napoli, l’unica squadra in grado di sostenere il ritmo nerazzurro, riduce la distanza dai nerazzurri a un punto.

Festeggiamenti dopo Inter-Atalanta 6-0
Festeggiamenti dopo Inter-Atalanta 6-0

Ma è l’unico spavento per i tifosi dato che nelle giornate successive l’Inter ottiene un successo dietro l’altro, arrivando così allo scontro diretto del 28 maggio 1989, quando un siluro su punizione del centrocampista Matthäus trafigge il portiere partenopeo e sancisce di fatto il tredicesimo tricolore dei nerazzurri. È il trionfo di Trapattoni, con quel momento che aveva atteso sin dal 1986.

Per dare un’idea della distanza dal calcio attuale, anche il Presidente degli acerrimi nemici della Juventus, Giampiero Boniperti, dovette levare il cappello di fronte a quest’Inter inarrestabile. Unica nota negativa di questa stagione è la sciagurata eliminazione dalla Coppa UEFA ad opera del Bayern Monaco. Dopo aver vinto in Germania per 2-0 la partita che verrà ricordata per la stupenda rete di Berti (cavalcata di 80 metri e pallonetto sul portiere), a Milano ci fu un suicidio calcistico. Infatti dopo il sollecito vantaggio conseguito da Serena, a causa di una sostituzione ritardata di Brehme i tedeschi seppero segnare tre reti in 7’ sancendo di fatto l’eliminazione dalla Coppa europea. Con buona (o meno) pace di noi interisti.

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