L’era di Fraizzoli il Presidente parsimonioso: grandi traguardi e grandi rimpianti (1968-1984)

Ivanoe Fraizzoli
Ivanoe Fraizzoli

di Maurizio Pinoli

1968-1969: La presidenza di Ivanoe Fraizzoli durerà sedici anni. Entrato a far parte della società meneghina otto anni prima, verrà ricordato per la sua parsimonia.

Il primo avvicendamento è la panchina. Al posto di Helenio Herrera arriva una vecchia conoscenza dell’ambiente nerazzurro. Il tecnico del sesto e del settimo scudetto Alfredo FoniIn quel periodo il nuovo presidente nerazzurro acquista un potente mediano dalla Fiorentina, Mario Bertini.

In quest’annata lo scudetto si tinge di viola con la Fiorentina che si laurea campione d’Italia alla penultima giornata. È un’altra annata avara di soddisfazioni per i nerazzurri, e tra di esse c’è l’aver scavalcato la Juventus.

Nemmeno la ‘69/70  sarà la stagione giusta. Infatti il tricolore se lo aggiudicherà il Cagliari di Manilo Scopigno. Durante l’estate del 1969 proprio con la formazione sarda si ha una vera e propria compravendita. In cambio di Domenghini, Poli e Gori, approda in nerazzurro un altro giocatore, destinato a segnare in maniera indelebile la storia della formazione nerazzurra: Roberto “Bonimba” Boninsegna.

Roberto “Bonimba” Boninsegna
Roberto “Bonimba” Boninsegna

Bonimba si rivelerà un grande cuore nerazzurro, nonostante nei suoi confronti, come più avanti vedremo, sarà perpetrato un pesante tradimento sportivo. C’è anche il cambio in panchina. Infatti al posto di Alfredo Foniarriva il paraguaiano Heriberto Herrera, soprannominato HH2.

Il campionato vede i nerazzurri piazzarsi quattro lunghezze dietro il sorprendente Cagliarima nonostante ciò non sono mai in lizza per la conquista della Serie A, e i tifosi cominciano a mugugnare, anche perché i giocatori sono sempre gli stessi, specialmente in attacco dove spiccano ancora i volti dei reduci della Grande Inter: Jair e Mazzola tanto per citarne un paio.

1970/71 Undici campioni, Undici scudetti.

La stagione 1970/71 vede il saluto di Luis Suarez che dopo nove stagioni in maglia nerazzurra si accasa alla Sampdoria, in lotta per non retrocedere. Confermato in panchina Heriberto Herrera, l’avvio dei nerazzurri è piuttosto stentato e dopo due sonore sconfitte alla quarta e alla quinta giornata, rispettivamente nei confronti di Cagliari e Milan, Fraizzoli congeda HH2.

Giovanni Invernizzi con Boninsegna
Giovanni Invernizzi con Boninsegna

Il cambio, dovuto anche ai pessimi rapporti con lo spogliatoio, avviene in favore dell’ex terzino degli anni’50 Giovanni Invernizzi. La scossa c’è. Infatti i nerazzurri recuperano punti  riuscendo anche a vendicarsi nel Derby di ritorno il 7 marzo 1971. Il sorpasso avviene in concomitanza di una sconfitta casalinga del Milan con il Varese e una vittoria dei nerazzurri a Catania. 

Infine, il 2 maggio, i rossoneri perdono contro il Bolognamentre i nerazzurri passeggiano sul Foggia (5-0 il risultato finale). Una rimonta fenomenale, che porta così a 11 gli scudetti della società nerazzurra, che possono tra le altre cose vantare anche il capocannoniere del torneo: Roberto Bonimba Boninsegna con 24 reti. Da segnalare anche l’esordio in questa stagione di un giovanissimo Gabriele Oriali, altro grandissimo della storia nerazzurra.

Festeggiamenti scudetto Inter 1970-1971
Festeggiamenti scudetto Inter 1970-1971

1971/72 LA PARTITA DELLA LATTINA E LA FINALE CON L’AJAX

La Coppa dei Campioni, edizione 1971/72 vedrà un cammino sorprendente da parte dei nerazzurri, anche se verrà ricordata più che altro per un episodio che va al di fuori dell’ambito calcistico. Vediamo perché.

I nerazzurri, guidati ancora dall’allenatore dell’undicesimo scudetto, Giovanni Invernizzi, si sbarazzano dell’AEK Atene senza grossi patemi nel primo turno, e successivamente se la devono vedere con i tedeschi del Borussia Moenchengladbach. 

Boninsegna colpito da una lattina di Coca-Cola
Boninsegna colpito da una lattina di Coca-Cola

Durante la gara d’andata in terra teutonica, al 29’ del primo tempo, con il risultato fisso sul 1-1 Roberto Boninsegna viene colpito alla testa da una lattina di Coca Cola e cade al suolo. L’ha scagliata uno spettatore ubriaco. Bonimba è costretto ad abbandonare il rettangolo di gioco, e i tedeschi ingranano la quinta annientando i nerazzurri.

La partita si chiude con l’umiliante punteggio di 7-1 per la squadra di Moenchengladbach. L’Inter però non ci sta e presenta ricorso all’UEFA. Decisivo in questo caso è l’intervento dell’avvocato Prisco.

Infatti, dopo che i tedeschi avevano tentato di far passare il gesto come compiuto da un tifoso italiano e non da un loro connazionale, sono costretti ad ammettere che invece il misfatto è stato perpetrato da un sostenitore del Borussia, così come rese noto la polizia teutonica.

Appresa questa notizia l’avvocato Peppino Priscodavanti alla commissione disciplinare dell’UEFA, dopo un’estenuante battaglia legale, ottiene la concessione della ripetizione della partita. Il 7-1 perde quindi validità.

A San Siro i tedeschi soccombono per 4-2, mentre la ripetizione si gioca a Berlino. Durante il match di ritorno, nonostante i tedeschi attacchino per 90’, è l’Inter ad approdare ai quarti di finale, strappando un preziosissimo 0-0.

A tenere in partita i nerazzurri è un portiere poco sopra i vent’anni, Ivano Bordon, che, oltre a una serie di prodezze, para anche un rigore.

E così, dopo aver superato quarti (contro lo Standard Liegi) e la semifinale (ai rigori contro il Celtic Glasgow), i nerazzurri approdano in finale. Ma la gara contro l’Ajax di Joan CruijffRuud Krool e Stefan Kovacs ha veramente poco da dire da parte dei milanesi che vengono schiacciati dallo strapotere olandese, sia nel gioco che nel punteggio. Infatti la partita si concluderà 2-0 in favore dei lancieri che si aggiudicano così il titolo europeo più prestigioso.

In campionato i nerazzurri non vanno oltre il quinto posto. Boninsegna ancora sugli scudi con 22 reti nel massimo campionato italiano.

1972/73-1976/77

Enea Masiero
Enea Masiero

Giovanni Invernizzi è confermato, e i nerazzurri partono in maniera discreta, salvo poi calare vistosamente strada facendo. Invernizzi si fa da parte, e viene sostituito da Enea Masiero che riesce a tamponare in qualche modo un’altra stagione deludente piazzando la formazione al quarto posto.

Per tentare di ritornare grandi si verifica un altro grandissimo ritorno in casa Interinfatti Il Mago Helenio Herrera si riaccomoda sulla panchina nerazzurra, salvo poi essere sostituito ancora una volta da Masiero per gravi problemi di salute.

I due cambi non sortiscono però nessun effetto perché i nerazzurri non giocano alla pari con le altre formazioni, tutt’altro. I nerazzurri disputeranno infatti un altro campionato di gran lunga sotto le aspettative nonostante un Boninsegna ancora sul podio nella classifica marcatori. A fine stagione saluta Tarcisio Burgnich, dopo 467 presenze con la divisa nerazzurra.

Il lungo periodo di transizione prosegue, e in quel momento siederà sulla panchina nerazzurra Luisito Suarez, da poco ritiratosi dall’attività agonistica. Sarà una stagione disastrosa in quanto i nerazzurri non andranno nemmeno in Europa dal momento che si classificheranno addirittura noni.

Tocca quindi a Giuseppe Chiappella, per queste due stagioni, ereditare la turbolenta panchina nerazzurra. Deve fare quel che può con quello che ha, e qualcosa migliora nella stagione 1976/77 dove raggiunge la finale di Coppa Italia salvo poi essere sconfitto dai cugini del Milan.

Roberto Boninsegna e Pietro Anastasi
Roberto Boninsegna e Pietro Anastasi

Nell’estate del 1976 avveniva inoltre il grande tradimento sportivo verso Roberto Boninsegna: Bonimba viene infatti ceduto alla Juventus in cambio del più giovane Pietro Anastasi. I risultati di questo scambio scellerato si videro. Ma solo per la Juventus. Infatti Roberto Boninsegna in bianconero vincerà ancora il tricolore (due volte), una Coppa UEFA e una Coppa Italia. Mentre Pietro Anastasi vivrà il periodo discendente della sua carriera.

Al termine della stagione ‘76/77 lascia il calcio giocato un altro simbolo della Grande Inter. Infatti Sandrino Mazzola, dopo 565 battaglie e 158 gol, appende gli scarpini al chiodo in favore della carriera dirigenziale.

1977/78

Per la stagione 1977/78 viene ingaggiato Eugenio Bersellini, conosciuto anche con il soprannome di Sergente di Ferro per via dei suoi rigidi schemi in allenamento. Le premesse non sono tra le migliori: Bersellini non è infatti riuscito a evitare la retrocessione con la Sampdoria, tuttavia Sandro Mazzola crede nella sue potenzialità e alla fine si rivelerà la scelta giusta. Infatti arriverà la seconda coppa Italia, a 39 anni di distanza dalla prima.

L'Inter vince la Coppa Italia 1977-78
L’Inter vince la Coppa Italia 1977-78

Il torneo vede arrivare l’Inter in finale con il Napoli. È gara unica e i nerazzurri, dopo essere andati sotto in virtù del gol di Restelli, pareggiano grazie alla rete di un giovanissimo Alessandro Altobelli e infine superano i partenopei con una rete di Graziano Bini a una manciata di minuti dal termine.

Dopo il trionfo nella coppa nazionale Giacinto Facchettia 36 anni, dice basta al calcio giocato, e lo fa con delle statistiche pazzesche. 634 gare in nerazzurro condite da 59 gol. Eccezionale per un giocatore di quel ruolo. Facchetti inoltre, anche negli anni da dirigente, si rivelerà un punto di riferimento, non solo per l’Inter e gli interisti.

Inter-Napoli 2-1 Stadio Olimpico di Roma, 8 giugno 1978

Formazione FC INTERNAZIONALE MILANO

Cipollini; Canuti, Fedele (Chierico 58’); G. Baresi, Gasparini, Bini; Scanziani, Oriali, Altobelli, Marini, Muraro (89’ Anastasi)

1978/79, 1979/80: DODICI LUCI A SAN SIRO

Dopo una stagione di transizione (1978/79) in cui i nerazzurri si classificano quarti, arriva l’anno della riscossa. Infatti nella stagione 1979/80 l’Inter vincerà il dodicesimo scudetto della sua storia.

E nel affermare ciò c’è una punta d’orgoglio dal momento che ben otto giocatori della formazione campione li ha forniti la primavera. Poco prima dell’inizio del torneo la società nerazzurra apprende una triste notizia: infatti, uno tra i  più grandi giocatori della sua storia scompare: Giuseppe Meazza. Alla sua morte gli verrà intitolato lo stadio di San Siro.

Inter-Milan 2-0 Beccalossi
Inter-Milan 2-0 Beccalossi

Il 16 settembre 1979 comincia il campionato, e dopo un avvio non del tutto convincente, si capisce che è l’anno buono alla settima giornata. Infatti c’è il Derby, che i nerazzurri si aggiudicano grazie alla doppietta di un ragazzo classe 1956 di nome Evaristo Beccalossi, che proprio in occasione di questa partita conierà l’espressione che lo renderà celebre negli anni a venire : “Mi chiamo Evaristo… Scusa se insisto.”

A confermare le ambizioni della squadra nerazzurra è il poker rifilato alla Juventus del futuro allenatore Giovanni Trapattoni due turni più tardiIn quell’occasione vanno a segno Spillo Altobelli con una tripletta e Murarosu assist dello stesso Spillo.

Alla chiusura del girone d’andata, il 6 gennaio 1980, i nerazzurri sono in testa, e pur non disputando un girone di ritorno altrettanto esaltante, riescono a resistere all’assalto delle altre pretendenti riuscendo così ad aggiudicarsi lo scudetto, reso ancor più speciale dall’estraneità nei confronti di uno scandalo che il 23 marzo colpirà soprattutto i cugini del Milan e la Lazio: Il Totonero.

Lo scudetto diventa matematico nel match contro la Roma del 27 aprile, conclusosi sul 2-2 con la rete decisiva dello stopper Roberto Mozzini a due minuti dalla fine. Ultima sofferenza prima del dodicesimo scudetto, il secondo del presidente Fraizzoli, era scaturito grazie ad alcune intelligenti (e coraggiose) mosse tattiche e uno schieramento sempre fatto con cognizione, anche visto il numero molto essenziale di giocatori: 16.

I campioni

Bordon; G. Baresi, Oriali, Pasinato, Canuti, Bini; Caso, Marini, Altobelli, Beccalossi, Muraro.

 

Formazione Inter 1979-1980
Formazione Inter 1979-1980

1980/81 La Semifinale di Coppa dei Campioni 

Con la vittoria del campionato precedente i nerazzurri approdano di diritto nell’edizione ‘80/81 della Coppa Campioni, a otto anni di distanza dall’ultima partecipazione.

C’è anche un altro evento importante, più inerente la burocrazia, che si verifica in quella stessa estate: la riapertura delle frontiere, chiuse quindici anni prima. Il regolamento prevede l’assunzione di un giocatore straniero per squadra, e per i nerazzurri il nome è quello di un regista austriaco: Herbert Prohaska. Rimarrà in nerazzurro per due campionati e farà poi le fortune della Roma.

Giuseppe Bergomi
Giuseppe Bergomi

Oltre a lui, i nerazzurri aggregano alla prima squadra anche un giovanissimo terzino, che diventerà poi capitano: il diciottenne detto lo “zio” Giuseppe Bergomi. In Coppa Campioni il cammino mostra quanto di buono visto la stagione precedente da parte dei nerazzurri. L’avventura  è regolare, e infatti, dopo aver eliminato i rumeni dell’Universitatea Craiova, i francesi del Nantes e i serbi della Stella Rossa di Belgradosi arresta solo in semifinale a cospetto di una formazione che sarebbe divenuta una vera e propria bestia nera dei nerazzurri negli anni ottanta: il Real Madrid. 

La doppia gara è combattuta. È però la formazione madrilena a ipotecare la qualificazione alla finale grazie ai gol di Santillana (giocatore che all’Inter segnava anche a occhi chiusi) e Juanito. Il ritorno vede il divario ridotto ad un gol per merito della rete messa a segno da Graziano Bini, ma nonostante ciò, e la parità sfiorata diverse volte nel finale i nerazzurri vengono fatti fuori dalla competizione a un passo dalla finale. In campionato invece il cammino è incostante con i nerazzurri quarti, molto distanziati dalla Juventus campione.

Ma il periodo delle vittorie non è ancora finito: infatti nella stagione 1981/82, l’ultima di Eugenio Bersellini, i nerazzurri accomoderanno nella propria bacheca, per la terza volta nella loro storia, la Coppa Italia. Dopo un difficoltoso cammino giunge alla finale dove ha di fronte il Torino. Il doppio confronto si conclude con la vittoria nerazzurra per la differenza reti: 1-0 al Meazza con la rete decisiva di un giovanissimo Aldo Serena, e 1-1 al Comunale con reti di Cuttone e AltobelliDi seguito la formazione dell’ultimo match:

Bordon; Bergomi, Baresi; Marini, Canuti, Bini; Bagni, Prohaska, Altobelli, Beccalossi (79’ Serena), Oriali.

In campionato si migliora con un buon terzo posto.  Proprio in campionato esordisce anche il secondo degli ultimi tre giovani lanciati dal vivaio nerazzurro che scriveranno la storia del club da protagonisti: Riccardo Ferri.

Italia-Germania Ovest 3-1 (Altobelli)
Italia-Germania Ovest 3-1 (Altobelli)

Le prestazioni dei nerazzurri non passano inosservate e infatti Enzo Bearzot, il commissario tecnico della nazionale ne convoca addirittura cinque. Bordon come riserva di Zoff, Bergomi  inizialmente rincalzo che diviene poi titolare nelle ultime partite, Marini e Oriali che si alternano a centrocampo e Altobelli che segnerà una rete decisiva nella finale con la Germania Ovest e che consegnerà il terzo titolo mondiale alla nazionale azzurra. A essere precisi potremmo anche inserire l’ormai ex-milanista Fulvio Collovati, passato ai nerazzurri dopo la seconda retrocessione dei rossoneri nella serie cadetta.

Salutato Bersellini che aveva ottenuto risultati più che soddisfacenti sulla panchina nerazzurra si accomoda Rino Marchesi.

Per quel che riguarda il mercato invece, sempre nell’estate del 1982 ci sono interessanti novità:  oltre al già citato Collovati, vengono acquistati due centrocampisti: dall’Avellino il brasiliano Juary, e dallo Stoccarda Hansi Müller.

Walter Zenga
Walter Zenga

A fare da riserva a Bordon invece, viene promosso dalle giovanili un giocatore che tutt’ora in molti considerano essere stato l’ultimo grande portiere della storia dell’Inter: Walter Zenga. Rimarrà in nerazzurro per oltre un decennio e ne diventerà una bandiera oltre che un grande tifoso. La stagione non è tuttavia di quelle da annoverare negli annali. Poche vittorie, tanti pareggi e uno scarso equilibrio tattico sono gli ingredienti che piazzano l’Inter al terzo posto.

In Coppa delle Coppe il cammino si ferma ai quarti contro guarda caso il Real Madrid, che ancora una volta molto fortunosamente si qualifica per la semifinale salvata solo dalla differenza reti (1-1 a Milano, 2-1 a Madrid). Sarà questa l’ultima partecipazione dei nerazzurri in quella competizione.

Nell’estate del 1983, dopo che Marchesi è stato sostituito da Luigi Radice, salutano i nerazzurri il portiere Ivano Bordon che si accasa alla Sampdoria e il mediano Gabriele “Piper” Oriali che vola a Firenze con la Viola. Questi due pesantissimi addii sono solo il preludio al più importante: quello di Ivanoe Fraizzoli.

Infatti, nel dicembre dello stesso anno cede una società senza debiti a Ernesto Pellegrini per quattro miliardi.

Il bilancio della gestione di Fraizzoli è senza dubbio positivo, dal momento che nelle bacheche nerazzurre ha sistemato due scudetti, due coppe Italia e un Mundialito (competizione non ufficiale organizzata dal Milan nel 1981).

Inoltre con lui la squadra ha raggiunto una finale di Coppa Campioni. Discorso a parte è il capitolo rimpianti, e il presidente risparmioso ne avrà diversi per quel che riguarda il calciomercato.

Infatti con meno di 4 miliardi si sarebbe accaparrato le prestazioni di FalcaoCarlo Ancelotti e soprattutto Michel Platini.

Il primo, che a Roma non ci voleva più stare, a un passo dalla firma, rimase con i giallorossi. Per dipanare questo caso intervenne addirittura il senatore Giulio Andreotti e Fraizzoli, intimorito dalle potenziali ripercussioni dell’affare sulle sue attività, rinunciò all’affare ormai concluso.

Carlo Ancelotti era un grande sostenitore dell’Inter, che addirittura con la propria casacca gli fece disputare 45’ di un’amichevole contro l’Hertha BerlinoNulla, il giocatore diventerà poi una bandiera di Roma e dei cugini del Milan.

Ernesto Pellegrini
Ernesto Pellegrini

Ma il caso forse più scottante è quello legato a Michel Platini: La storia volle che il giocatore francese di origini italiane, finito poi ai rivali storici della Juventus, avesse raggiunto un accordo con la società meneghina.

Il primo a intravedere le grandi potenzialità dello sconosciuto regista del Saint Etienne fu Sandro Mazzola. Quest’ultimo era riuscito a assicurarsi le prestazioni del giocatore per pochi spiccioli. Addirittura ci furono tanto di fotografie del giocatore nella villa del presidente Fraizzoli, mentre stringeva la mano all’ex attaccante nerazzurro, proprio davanti a una sua fotografia.

Tuttavia, a un passo dal buon esito della trattativa Fraizzoli cambiò idea e quindi il regista transalpino si accordò con la JuventusComunque, dopo una lunga serie di incontri la palla passa all’imprenditore della ristorazione Ernesto Pellegrini. Anno nuovo vita nuova.

 

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