Il secondo e terzo scudetto dell’Inter e la nascita dell’Ambrosiana (1919-1930)

di Maurizio Pinoli

1919-20: Terminato il tragico periodo legato alla prima Guerra Mondiale il campionato, che era cessato in via ufficiale, può ricominciare a essere praticato.

FC Internazionale, che aveva perso alcuni dei suoi uomini simbolo al fronte, nella stagione 1919/20, quella immediatamente successiva al conflitto, colse la sua seconda vittoria in campionato.Tuttavia, come per la precedente, non mancarono polemiche.

Fratelli Cevenini
Fratelli Cevenini

Per quel che riguarda la squadra invece erano rimasti i veterani come Aebi, Campelli e i cinque fratelli Ceveninii primi (e unici) fratelli nella storia del calcio a indossare tutti la maglia dell’Inter, e alcune nuovi arrivi. Tra di essi possiamo citare il fratello del defunto Virgilio FossatiGiuseppeLeopoldo Conti, altro giocatore destinato a diventare un mostro sacro dell’Inter.

Tra i fratelli Cevenini in quegli anni spicca la figura di Luigi detto Zizì. Questo curioso soprannome derivò dal suo eloquio, particolarmente accentuato per quell’epoca. Si farà notare a suon di reti (163 in 15 anni) e per la sua dedizione nei confronti della squadra e dello Sport.

In campionato FC Internazionale partì molto forte, arrivando prima nel suo girone, così come fecero Juventus e Genoa.

Per stabilire chi dovesse confrontarsi in finale con il Livorno, vincitore del girone centro-meridionalei dirigenti studiarono un complesso piano che prevedeva in pratica l’inversione dei campi da gioco. Questo per garantire l’imparzialità dell’arbitraggio  durante le partite.

All’atto pratico Juventus-Genoa a Milano, FC Internazionale-Genoa a Torino e infine Juventus- FC Inter a Genova.

Il risultato di questa discutibile proposta fu abbastanza esplosivo. Infatti le gare culminarono con una serie di risse fra spettatori di casa e ospiti. Per ovviare a questo fastidioso problema l’ultima gara fu disputata a Modena anziché a Torino.

Il pareggio tra FC Inter Genoache in precedenza era stato sconfitto dalla Juventusa sua volta battuta dall’Inter, mandò i nerazzurri in finale con il Livorno.

La sfida tra i nerazzurri e gli amaranto si risolse con un combattuto 3-2 per i milanesi , portatasi sul 3-0 e poi quasi raggiunti fino al 3-2 stesso, risultato finale. Fu quindi la formazione nerazzurra la prima squadra campione d’Italia del dopoguerra.

Decennio 1920-1930

Nel 1920 nel frattempo c’era stato l’ottavo avvicendamento nella dirigenza interista.

Giorgio Hülss
Giorgio Hülss

Giorgio Hülss, pur rimanendo in società, aveva abdicato in favore di Francesco Mauro, che si farà notare anche nel resto del panorama del calcio. Fino al terzo scudetto saranno però tempi duri per la formazione nerazzurra.

La stagione 1920-21 vede i nerazzurri, vincitori del proprio girone,  contro una squadra già battuta in precedenza e che aveva instaurato una ‘dittatura calcistica’: la Pro Vercelli. La riconferma del titolo di conseguenza non arrivò, nonostante le grandi attese dei tifosi.

Arriviamo in questo modo a parlare della stagione 1921-22, quella che molti sostengono essere stata la retrocessione della squadra nerazzurra.

La realtà vuole invece che FC Internazionale si classificò ultima nel girone B della Lega Nord. Dovette quindi disputare uno spareggio tra andata e ritorno contro la Libertas FirenzeLo spareggio terminò con una vittoria nerazzurra in casa e un pareggio, che garantirono ai milanesi la permanenza in campionato. È di conseguenza in errore chi sostiene la teoria dell’Inter nella serie cadetta.

Tuttavia questo evento non è identificato positivamente dalla dirigenza che pianifica una serie di nuovi acquisti tra panchina, che era stata definitivamente scissa dal campo, e giocatori.

Heinrich Schönfeld
Heinrich Schönfeld

Per il primo ruolo viene ingaggiato l’inglese Robert Spottishwood, mentre per il campo vengono assunti l’attaccante austriaco Heinrich Schönfeld  e l’ala sinistra ungherese di origini ebraiche Arpad Veisz, che morirà tragicamente nel 1944 nel campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau.

Un’altra tappa importante nella storia dell’Inter fu la nascita di San Siro nel 1926. Inizialmente destinato all’uso esclusivo del Milan (ospiterà anche l’Inter solo un ventennio più tardi) è tuttora una tra le più grandi opere mai realizzate per lo sport.

Nel 1927 l’Inter dovette fare i conti con lo scandalo Luigi Allemandi. Il giocatore, allora, prima del passaggio a FC Inter, terzino della Juventus, venne sospettato di essere stato corrotto da dei dirigenti granata con un ingente somma di denaro. L’accusa di corruzione vedeva il giocatore, in cambio di questa lauta somma in denaro, sovvertire le sorti dell’incontro fra bianconeri e granata in favore di questi ultimi.

L’accusa cadde in breve tempo, ma costrinse Veisz, nel frattempo divenuto per necessità allenatore, ad adottare soluzioni diverse.

San Siro 1926
San Siro nel 1926

Per esempio l’acquisto, per 150.000 lire, del laziale Fulvio Bernardini, ma anche l’esordio di un attaccante diciassettenne che rispondeva al nome di Giuseppe Meazza, la più grande leggenda della storia nerazzurra, che già nel suo primo campionato (1927/28) riuscì a segnare la bellezza di 33 reti.

In quegli anni subiva un’evoluzione anche la divisa. Infatti, da qualche anno era stata introdotta la seconda maglia, e per FC Inter era granata con i pantaloncini neri.

Stemma Associazione Sportiva Ambrosiana
Stemma Associazione Sportiva Ambrosiana

Aria di novità ci fu anche per quel che riguardava il nome e non solo. Infatti, nel 1928 l’Inter abbandonò il suo nome originario FC Internazionale in favore di  Associazione Sportiva Ambrosiana.
A quell’epoca in Italia era salito al potere Benito Mussolini con il fascismo.
Fu proprio per il fervore politico che la formazione nerazzurra dovette cambiare nome e soprattutto fondersi con la U. S. Milanese, la terza società del capoluogo lombardo.
A imporre questo mutamento nel nome fu il regime instauratosi, e in particolare un gerarca fascista milanese, tale Rino Parenti, per via della natura provocatoria del nome precedente. E il presidente di questa nuova società divenne Ernesto Torrusio

Gli avvicendamenti in casa nerazzurra oramai non rappresentavano più una novità. Infatti dopo Francesco Mauro era stato il turno di Enrico Olivetti, che a sua volta cedette il testimone all’industriale Senatore Borletti.

Questa fusione, non da tutti i dirigenti presa come un evento positivo, comportò anche il cambio di divisa. Il nerazzurro venne abbandonato per far posto a una tenuta bianca con una croce rossa al centro e il fascio littorio.

Arpad Veisz
Arpad Veisz

Nella stagione 1928/29, per ripianare la situazione societaria fattasi difficile, Torrusio chiese aiuto a Oreste Simonottiil quale assunse la carica di presidente, il dodicesimo della storia nerazzurra.

Sotto la sua guida i nerazzurri, allenati da Arpad Veisz ritornato sulla panchina dell’Ambrosiana dopo una breve assenza, nel 1929/30 fecero il loro ritorno al successo conquistando il titolo di un neonato torneo: La Serie A. Da qui nacque la dicitura torneo a girone unico.

Cambiò ancora anche la divisa. Si tornò al classico nerazzurro con uno stemma a scacchi in memoria della U. S. Milanese.

Il campionato venne vinto con il portentoso contributo di un sempre più leader Giuseppe Meazza, che disputò 33 partite mettendo a segno 31 reti. Tra le più decisive in quella stagione furono le tre rifilate al Genova (altra squadra che a causa del regime dovette modificare la propria denominazione).

La squadra dello scudetto 1929:1930
La squadra dello scudetto 1929-1930

Dopo una marcia trionfale infatti i giocatori di Veisz si ritrovarono a scontrarsi con la formazione ligure. In palio c’era la possibilità di compiere un passo importantissimo verso il tricolore.

L’ennesima gara strepitosa del giovane Meazza permise all’Ambrosiana di raggiungere la formazione ligure sul 3-3 dopo il vantaggio di questi ultimi.

La gara fu contraddistinta dal crollo di una tribuna dell’Arena e anche dall’espulsione di Allemandi, precedentemente protagonista di un incidente stradale con conseguente rissa.

La successiva vittoria contro la Juventus, consegnò il tricolore nelle mani dei giocatori dell’Ambrosiana, che aveva trovato in un giovane milanese il suo leader per gli anni a venire.      

 

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