La Grande Inter: le origini della leggenda (1955-1961)

di Maurizio Pinoli

Il Presidente Angelo Moratti
Il Presidente Angelo Moratti

Il petroliere e imprenditore di grande successo Angelo Moratti prese per mano la squadra nerazzurra in una situazione tutt’altro che semplice, così come tutt’altro che semplici furono i primi suoi anni ai vertici della società.

Dopo essere divenuto il quindicesimo presidente della società nerazzurra, le prime stagioni pagò “la prevalenza del tifo sulla ragione.” Come scrisse il giornalista Gino PalumboLa vera trasformazione si avrà con l’arrivo del mago Helenio Herrera.

E proprio per gli allenatori in casa nerazzurra, in quel periodo, saranno dolori. Infatti saranno ben otto quelli cambiati dal 1955 al 1960. Da Aldo Campatelli, Giuseppe Meazza (già allenatore delle giovanili) , passando per Annibale Frossi. In questo periodo di confusione, i cambi non sortiscono gli effetti sperati, e l’Inter si culla in un mare di mediocrità, in cui le consolazioni si contano sulle dita di una mano: due terzi posti, e il debutto, nel 1957, di una punta argentina che rispondeva al nome di Antonio Valentin Angelilloche stabilirà un record, tuttora inviolato, di marcature in serie A: 33 in una sola stagione (1958/59).

Antonio Angelillo
Antonio Angelillo

In quello stesso periodo, dopo undici anni di grandi trionfi, Benito ‘Veleno’ Lorenzi, lascia la formazione nerazzurra, venendo ceduto all’Alessandria. Per i tifosi è la fine di un’epoca.

Altra soddisfazione per il presidente Moratti è  un giovane diciassettenne veronese, costato solo un milione e 700 mila lire, dalle belle speranze: Mario ‘Mariolino’ CorsoCorso sarà ricordato anche come “il piede sinistro di Dio”. Questo soprannome è esplicativo quando si parla del modo di calciare le punizioni da parte di questo grandissimo giocatore.

A dominare la scena in quegli anni è il Milan di Maldini e Liedholm, e la Juventus di Boniperti e l’oriundo Omar Sivori.

La società nerazzurra lavora incessantemente per poter tornare a competere con questi colossi, e il Presidente Angelo Moratti non lesina di certo sul portafogli e compie un paio sfavillanti operazioni che faranno entrare l’Inter nella storia. La prima di queste, è l’ingaggio di una figura in grado di gestire il mercato in entrata e in uscita: il direttore generale Italo Allodi, giovane ma intraprendente. Allodi, che dal canto suo poteva vantare solo una breve (ma positiva) esperienza nel mantovano  piacque subito al presidente che gli diede fiducia, e i fatti gli daranno poi ragione.

Helenio Herrera
Helenio Herrera

La seconda mossa, fu l’assunzione di un tecnico argentino (dopo estenuanti trattative), diventato un mostro sacro in Spagna grazie ai trionfi con Atletico Madrid e Barcellona, di nome Helenio Herrera, spesso abbreviato con HH. Le richieste del tecnico argentino sono piuttosto consistenti: vuole un ingaggio di oltre 100 milioni di lire e i premi doppi. Sarà lui a valorizzare la figura del ‘Mister’.

Anche per HH le cose non saranno subito rose e fiori. Infatti, poco dopo il suo arrivo, dovrà scontrarsi con il potere della Juventus, in una partita che rimarrà avvelenata.

Infatti, il 16 aprile 1961 allo stadio comunale di Torino, i nerazzurri devono difendere la vetta della classifica dai bianconeri.

C’è tanta di quella gente che nemmeno i guardalinee hanno sufficiente spazio per muoversi.

Per queste ragioni l’arbitro , dopo circa 30’, sospende la partita. La commissione disciplinare, una decina di giorni più tardi, assegna il 2-0 a tavolino alla squadra ospite l’Inter che a quel punto sarebbe a un passo dal tricolore.

Sandro Mazzola
Sandro Mazzola

Tuttavia  il 3 giugno, alla viglia dell’ultima di campionato, la CAF (Commissione d’appello Federale) stabilisce che la partita dovrà essere ridisputata, dopo una riunione al vetriolo.

Per l’ambiente nerazzurro, tifosi e società, appare evidente l’intromissione dell’avvocato Umberto Agnelli, che aveva il doppio incarico di Presidente della Juventus e della FIGC.

Umiliati, i nerazzurri soccombono a Catania e scivolano a due punti dai bianconeri. Angelo Morattiincredulo di fronte a una decisione del genere impone di mandare in campo la formazione primavera di Giuseppe Meazza.

Per la Juventus è una formalità aggiudicarsi il dodicesimo scudetto della sua storia.

Infatti, i giocatori, soprattutto Omar Sivori, non si risparmiano e finiscono con l’infierire su una squadra il cui limite d’età era di appena 19 anni.

La partita di Torino del 7 giugno 1961 termina 9-1 in favore della Juventus con sei reti del giocatore oriundo che a fine partita subirà pesanti critiche da parte del presidente Moratti che affermerà “Un campione senza pudore non è un campione” riferendosi a Sivori.

Luis Suarez
Luis Suarez

A segnare il gol della bandiera per i nerazzurri sarà un figlio d’arte, alla sua prima apparizione nel calcio che conta: Sandro Mazzola, figlio del compianto Valentino Mazzola.

Al termine del campionato in casa nerazzurra prende il via una vera e propria rivoluzione: Helenio Herrera infatti, per far capire a tutti chi comanda, scarica Antonio Valentin Angelillo, accusato di essere più interessato alla vita mondana che al suo dovere sul campo.

Il giocatore argentino pagherà a caro prezzo la sua frequentazione con Ylia Lopez, cantante di un Night Club in via Pisani a Milano.

Nella stagione 1961/62  comincia a prendere forma la prima Grande Inter della storia. Infatti, dopo aver congedato AngelilloHerrera chiede con forza al presidente Moratti un acquisto importante per il centrocampo.

E in particolare, vuole un regista, suo pupillo dai tempi del BarcellonaPallone d’oro nel 1960, di nome Luis Suarez.

Tocca quindi ad Italo Allodi calarsi nelle vesti di mediatore economico, e alla fine, dopo un esborso pari a 250 milioni di lire, il giocatore diventa nerazzurro.

 

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