La Grande Inter: Paradiso e ritorno (1961-1968)

di Maurizio Pinoli

1961/62 – Traumatico fu l’approccio di Luisito Suarez nella stagione 1961/62. Infatti, dei problemi al ginocchio mettono fuori gioco il calciatore iberico. Nonostante ciò, dopo essere tornato a Barcellona per curare questo infortunio, tornò in tempo per disputare 27 incontri e mettere a segno 11 reti.

C’è anche un altro giocatore, accompagnato da grandi aspettative: il britannico Gerry Hitchens.

Dopo un grande avvio i nerazzurri alla fine del girone d’andata avranno cinque punti di vantaggio sul Milan, ma una brusca flessione primaverile spalanca le porte ai rossoneri che alla fine si aggiudicheranno il tricolore proprio a scapito dei nerazzurri. Per Angelo Moratti è la goccia che fa traboccare il vaso. Infatti a fine stagione si dimette, salvo poi ritornare sui suoi passi per difendere la squadra dalle accuse di doping lanciate da un giornale romano. Accuse che si riveleranno poi prive di fondamento.

Nonostante questa forte presa di posizione i dubbi che affliggono il presidente sono tanti. Talmente tanti che arriva a pensare persino all’esonero di HH. Ma ancora una volta rivede le sue decisioni, e quindi Herrera resta allenatore dell’Inter. Anzi, gli rinnova il contratto con un adeguamento dello stipendio e apre ancora una volta il portafogli per compiere altri sfavillanti acquisti. Tarcisio Burgnich dal Palermo, l’argentino Humberto Maschio dall’Atalanta, il brasiliano Jair Beniamino Di Giacomo nello scambio che porterà l’inglese Hitchens al Torino

Giacinto Facchetti
Giacinto Facchetti

Mentre per quel che riguarda le giovanili vengono promossi in prima squadra Sandro Mazzola e un altro giocatore che diventerà leggenda, sia per l’Inter che per la Nazionale Italiana: il compianto Giacinto Facchetti.

1962/63 E SONO OTTO!

Nonostante la grande campagna acquisti l’avvio non è dei migliori. Infatti la formazione nerazzurra dopo sette giornate può vantare solo sette miseri punti. A questo punto per Angelo Moratti diventa inevitabile prendere una posizione forte nei confronti di squadra e soprattutto allenatore.

Ed è proprio allora che Helenio Herrera decide di apportare alcune modifiche nel modulo e soprattutto negli interpreti. Promuove titolari Mazzola, Jair Giacinto Facchetti e consegna la maglia di Hitchens Beniamino Di Giacomo. Dopo queste variazioni i nerazzurri ingranano la quarta e seminano avversari su avversari.

Armando Picchi
Armando Picchi

Giacinto Facchetti ricopre il ruolo di ala sinistra, con Mario Corso che si assesta a metà campo e Di Giacomo partner d’attacco del giovane Sandro Mazzola. Un’altra mossa azzeccata da parte di Herrera è il riutilizzo di un giocatore che sarebbe ben presto divenuto leader: il livornese Armando PicchiPicchi, che diventerà poi capitano, inizialmente impiegato come terzino, viene reinventato libero alle spalle del mastino Aristide Guarnieri.

I risultati di queste variazioni tecnico-tattiche si vedono. Infatti, il 3 febbraio 1963 l’Inter aggancia in vetta i bianconeri e dopo averla condivisa per un mese, la Juventus la perde in conseguenza del Derby di Torino. Da qui in poi l’Inter non abbandonerà più la vetta e i nerazzurri andranno a espugnare anche la Torino bianconera con una rete di Mazzola. Nonostante il 5 maggio 1963 la Roma strapazzerà l’Inter (3-0), i nerazzurri  saranno aritmeticamente campioni d’Italia. Dopo nove anni di attesa Milano torna a essere nerazzurra. Il sogno di Moratti è realizzato. Far tornare grande  FC Internazionale. Altro grandissimo passo è la formazione a macchia d’olio di Interclub in ogni parte d’Europa e fuori. A questo punto è la formazione nerazzurra la squadra più amata d’Europa.

Di seguito la formazione campione d’Italia della stagione 1962/63:

Formazione Inter 1962-1963
Formazione Inter 1962-1963

Buffon; Burgnich, Facchetti; Zaglio Guarnieri, Picchi; Jair, Mazzola, Di Giacomo, Suarez, Corso

1963/64 E ORA, L’EUROPA!!!!

La bella vittoria ottenuta nel campionato 1962-1963 consente all’Inter di partecipare all’edizione 1963-1964 della Coppa Campioni, una prestigiosa competizione europea, implementata dal giocatore simbolo del Real MadridSantiago Bernabeu.

Italo Allodi rinforza la squadra  acquistando il portiere Giuliano Sarti dalla Fiorentina. In attacco spazio a Aurelio Milani Renato Cappellini

A due facce è l’Inter di questa stagione: un po’ distratta in campionato, inarrestabile in Coppa CampioniNella Serie A infatti la formazione antagonista è il Bologna, ancora una volta guidato da una vecchia conoscenza dell’Inter: Fulvio Bernardini

Il primo impegno in Coppa, il 18 settembre 1963, parla inglese: FC Everton, la squadra blu del Merseyside, Liverpool. E proprio gli inglesi sono i primi a cadere nel confronto con i nerazzurri.

Dopo lo 0-0 esterno, è Jair San Siro (diventato la casa dell’Inter dopo che l’ultimo match all’Arena era stato disputato nel 1958 contro l’Olimpique Lione durante la Coppa delle Fiere) a segnare l’1-0 che sancirà il passaggio dei nerazzurri al turno successivo dove incontreranno i francesi del Monaco.

Anche questo doppio confronto non suscita particolari spaventi ai nerazzurri che dopo l’1-0 in terra transalpina, chiudono la pratica con un 3-1 a Milano e avanzano verso i quarti di finale.

Partizan Belgrado-Inter 0-2 - Coppa dei Campioni, 26 febbraio 1964
Partizan Belgrado-Inter 0-2 – Coppa dei Campioni, 26 febbraio 1964

Avversario di questo turno è l’ostica formazione jugoslava del Partizan Belgrado. Tuttavia Mazzola e compagni non si lasciano intimorire e dopo i gol di Jair e dello stesso Mazzola, possono affrontare la pratica con maggiore sicurezza a San Siro. La gara terminerà 2-1 in favore dei milanesi.

Più impegnativa è invece la semifinale a Dortmund, contro il Borussia.  La gara è tiratissima e si conclude 2-2 con reti di Sandro Mazzola Mario CorsoIl ritorno a Milano è deciso ancora dalle reti di Mazzola e Jair. Questo risultato spalanca le porte della Finale ai nerazzurri.

27 maggio 1964: In palio, al Prater di Vienna, c’è il trofeo europeo più importante e a confronto ci sono due squadre agli antipodi: da una parte il Real Madrid di Alfredo Di Stefano e Ferenc Puskas, due mostri sacri del calcio europeo alla settima finale, mentre dall’altra l’Inter di Helenio Herrera, più giovane e meno esperta. Al seguito dei nerazzurri ci sono 20000 tifosi giunti nella capitale austriaca con ogni mezzo a disposizione.

Real Madrid 3-1 il gol di Mazzola che porta in vantaggio l'Inter
Real Madrid 3-1 il gol di Mazzola che porta in vantaggio l’Inter

Tatticamente HH prepara la partita in maniera perfetta.
Carlo Tagnin ingabbia  Di Stefano, Aristide Guarnieri su Puskas.
Una volta francobollate le stelle della formazione spagnola può entrare in campo l’Inter, che sul finire del primo tempo sblocca la partita con un gol di Sandro Mazzola su lancio di Giacinto FacchettiNel secondo tempo è Aurelio Milani a mettere il suo sigillo siglando al 62’ il 2-0.

Non è finita però, visto che sette minuti dopo il Real Madrid riapre i giochi con il centrocampista Felo. Ma l’Inter ha in campo un vero e proprio fenomeno quel giorno: Sandro MazzolaInfatti al 76’, il giocatore originario di Torino, chiude i conti. L’Internazionale è campione d’Europa per la prima volta. Gli undici del Prater:

La Grande Inter - formazione 1963-1964
La Grande Inter – formazione 1963-1964

Sarti; Burgnich, Facchetti; Tagnin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Milani, Suarez, Corso.

Angelo Moratti con la Coppa Campioni
Angelo Moratti con la Coppa Campioni

Mentre in Europa i nerazzurri si laureano campioni, in serie A, dopo un lungo ed estenuante duello con il Bologna, arrivano a pari punti proprio con i felsinei.

Per decretare la squadra campione d’Italia è necessario uno spareggio, il primo dalla nascita della Serie A nel 1929.

La stagione è caratterizzata da una serie di intrighi e misteri sul doping. Infatti, nel marzo ’64, dopo degli esami antidroga, cinque giocatori felsinei risultarono positivi. Inizialmente vennero decretate delle penalizzazioni verso la squadra e l’allenatore Bernardinima il ricorso della dirigenza alla CAF, rovescia la situazione. Squalifica annullata , così come la penalizzazione e di conseguenza tutto torna come prima, con il Bologna che aggancia in vetta l’Inter.

Allora, il 7 giugno 1964, pochi giorni dopo la grande vittoria in Coppa, si dovettero confrontare  felsinei e  nerazzurri allo stadio Olimpico di Roma. I nerazzurri, forse ancora frastornati dalla vittoria in coppa e soprattutto disorientati da alcune mosse tattiche del Mister Bernardini, soccombono per 2 reti a 0, perdendo così la possibilità di assicurarsi anche lo scudetto.

A decidere quella partita furono un autogol di Giacinto Facchetti e una rete dell’attaccante danese Nielsen. Con grande rammarico i nerazzurri quindi videro lo scudetto cucirsi sul petto dei giocatori del Bologna.

1964/65 SIAMO I PIÚ FORTI!

La cocente delusione per la sconfitta nello spareggio durante la stagione precedente diede all’Inter ancora più energia per fare meglio nella stagione ‘64/65.

Inter - Coppa Intercontinentale 1964
Inter – Coppa Intercontinentale 1964

Durante la sessione di mercato estiva viene aggregato un altro primavera che alternerà le proprie presenze con il mastino TagninGianfranco Bedin, mentre per l’attacco viene prelevato dall’Atalanta un altro buon giocatore: Angelo Domenghini, che per Sandro Mazzola, suo compagno di reparto È stato una delle ali destre più complete della storia del calcio italiano.”. Domenghini non è l’unico acquisto di rilievo di quell’estate: arriva infatti un altro attaccante spagnolo, su diretta segnalazione di HHJoachim PeiròLa cattiveria agonistica non mancò, e permise ai nerazzurri di aggiudicarsi il primo trofeo della stagione: La Coppa Intercontinentale.

Per decretare la squadra vincitrice sono necessarie addirittura tre gare: La prima si conclude con la vittoria, per 1-0, dell’Indipendiente, squadra di Buenos Aires. La seconda vede invece trionfare i nerazzurri per 2-0 con reti di Sandro Mazzola Mario Corso, ma non esistendo la differenza reti, è necessario un terzo match per stabilire il vincitore: a Madrid, il 26 settembre 1964, una rete di Mariolino Corso mette a tappeto gli argentini e consegna la prima Coppa Intercontinentale  alla società meneghina.

In campionato, dopo un buon inizio, una serie di pareggi rischiano di compromettere la conquista del titolo da parte dei nerazzurri, che alla diciannovesima giornata sono distanti sette punti dai cugini del Milan. Ma dopo un duro faccia a faccia con Angelo Moratti, la squadra ricomincia a girare  e infila 13 vittorie. Una particolarmente simbolica e solerte è il 5-2 rifilato al Milan in un Derby il 28 marzo 1965.  In questo modo i nerazzurri, per la nona volta nella loro storia diventano Campioni d’Italia.

Sarti; Burgnich, Facchetti;  Bedin(Tagnin), Guarnieri, Picchi; Jair, Mazzola, Domenghini, Suarez, Corso.

Questa la formazione tricolore.

In Coppa dei Campioni , dopo due turni in cui vengono agevolmente eliminati i rumeni della Dinamo Bucarest e gli scozzesi del Celtic Glasgowper la semifinale la strada è in salita perché i nerazzurri vengono sconfitti 3-1 dal LiverpoolLa partita denota grande differenza fra le due formazioni, con gli inglesi più forti in ogni senso.

La gara di ritorno, anche per via del fatto che la regola dei gol in trasferta non esisteva, necessitò i tempi supplementari. Fu una prodezza di Giacinto Facchetti a decidere la gara, dopo che in precedenza il risultato era stato rimesso in equilibrio dalle reti di Mariolino Corso Peirò. Il gol di quest’ultimo entrerà nella storia dal momento che riesce a rubare il pallone dalle mani del portiere inglese prima e a depositarlo in rete poi.

In questo modo i nerazzurri approdano in finale dove devono vedersela con il Benfica, formazione portoghese. È il 27 maggio 1965 quando un tiro di Jairda posizione defilata e in equilibrio precario, passa sotto le gambe del portiere Costa Pereira e finisce in reteSarà il gol che deciderà la finale, e permetterà ai nerazzurri di mettere in bacheca la seconda Coppa dei Campioni della storia del Club meneghino. L’Inter è la squadra più forte del mondo, e la tripletta rischia di diventare Treble, se non fosse per la sconfitta in Coppa Italia ad opera della Juventus.

Gli eroi della finale della Coppa Campioni 1964/65

Formazione Inter 1964-1965
Formazione Inter 1964-1965

Sarti; Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarnieri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso.

 

1965/66 LA STAGIONE DELLA STELLA

La stagione 1965/66 porterà un cambiamento piuttosto netto sulla divisa dell’Inter. Infatti, oltre che a consegnare il decimo scudetto della storia, fa apparire sulle divise dei nerazzurri la stella:  la coccarda che compare dopo la vittoria di dieci tricolori. Ma non solo: infatti regalerà anche la seconda Coppa Intercontinentale. Vediamo i fatti.

Inter Coppa Intercontinentale 1965
Nel 1965 l’Inter  vince la Coppa Intercontinentale

Il primo impegno ufficiale è ancora una volta contro l’Indipendiente nell’incontro valido per l’assegnazione del trofeo intercontinentale. La gara d’andata si conclude con un sonoro 3-0  e il ritorno, il 15 settembre 1965, finisce 0-0. L’Inter è campione del mondo ancora una volta.

In campionato i nerazzurri non devono faticare più di tanto per piazzarsi primi in classifica a quattro punti dal Bologna e conquistare il decimo scudetto con 50 punti. In casa nerazzurra è il delirio, e avviene quasi un rendez-vouz  se non fosse che in Coppa Campioni il cammino termina in semifinale a cospetto del Real Madrid. Tuttavia la vittoria tricolore consente ai nerazzurri di partecipare all’edizione 1966/67 della Coppa europea più prestigiosa. I campioni d’Italia sono oramai più che noti.

1966/67

In questa stagione avviene una sorta di suicidio calcistico. I nerazzurri hanno la possibilità  di compiere l’accoppiata Coppa dei Campioni-tricolore. Infatti sono in finale nella prima competizione e al comando nella seconda.

Il primo impegno è la finale di Lisbona, dove ad attendere i nerazzurri ci sono gli scozzesi del Celtic Glasgow il 25 maggio 1967. La partita inizia nel migliore dei modi per i milanesi che dopo 8’ sono già in vantaggio con un rigore realizzato dal solito Mazzola che in seguito spreca il raddoppio. Dopo è solo sinfonia scozzese che mette a dura prova la formazione nerazzurra per poi farla cedere al 62’ con Gemmel e affossarla del tutto con Chalmers a una manciata di minuti dalla fine (83’).

Mantova-Inter 1-0 (1967), la "papera di Sarti" che costò lo scudetto all'Inter nell'ultima giornata.
Mantova-Inter 1-0 (1967), la “papera di Sarti” che costò lo scudetto all’Inter nell’ultima giornata.

È solo il primo capitolo di un disastro che si potrà dire completo appena tre giorni dopo, il 28 maggio. Infatti in quella data i nerazzurri sono in campo a Mantova per tentare di conquistare il secondo tricolore consecutivo conteso con una Juventus che aveva tenuto botta fino ad arrivare ad un punto dai Campioni d’Italia.

La partita, molto nervosa, viene decisa al 49’. Un tiro senza pretese dell’ex Di Giacomo sfugge incredibilmente a Giuliano Sarti e finisce in gol. Inutile il forcing finale dei nerazzurri che in maniera molto sfortunata dicono addio allo scudetto, proprio all’ultima giornata. È la fine di un’epoca. È la fine della Grande Inter che tanti hanno avuto il privilegio di ammirare.

1967/68

Ivanoe Fraizzoli
Ivanoe Fraizzoli

Questa stagione vede i nerazzurri piazzarsi al quinto posto, senza mai rappresentare un ostacolo per il dominio del Milan campione. Angelo Moratti capisce che è arrivato il momento di farsi da parte e di conseguenza, il 14 maggio 1968 cede FC Internazionale Milano (il nome è stato modificato nel 1967) a un industriale di nome Ivanoe Fraizzoli.

Con Moratti se ne andarono altri due simboli di quella grandissima squadra: Helenio Herrera Italo Allodi.

 

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